Roma continua a dimostrarsi uno dei luoghi più vivi per la scena artistica contemporanea. Dal 6 marzo al 31 maggio 2026 l’art’otel Rome Piazza Sallustio ospita Vita Activa La condizione umana, la nuova mostra personale di Marco Rossetti, curata da Sofia Di Gravio.

L’esposizione celebra anche il primo anniversario dall’apertura dell’hotel romano, che con la sua art’otel art Gallery si sta affermando sempre più come uno spazio culturale aperto alla città. Un dettaglio non da poco: la galleria è visitabile gratuitamente ogni giorno, rendendo l’arte contemporanea accessibile anche a chi normalmente non frequenta musei o istituzioni tradizionali.

Vita Activa: quando il gesto diventa materia con Marco Rossetti

Il titolo della mostra prende ispirazione dal celebre saggio di Hannah Arendt, Vita Activa, e diventa la chiave di lettura del progetto. Al centro della ricerca di Rossetti c’è infatti l’azione: il gesto umano, il movimento e soprattutto le tracce che questi lasciano nel tempo e nello spazio.

Tutte le opere esposte sono state realizzate appositamente per questa mostra e pensate come site-specific, cioè progettate per dialogare direttamente con gli ambienti dell’hotel. L’idea è trasformare lo spazio espositivo in un luogo dove il passaggio dell’uomo si percepisce attraverso segni, superfici e materiali.

Il cemento come archivio umano in Vita Activa di Marco Rossetti

Uno degli elementi più affascinanti della mostra è l’uso del cemento come materiale principale. Nella serie di opere omonima, Marco Rossetti lavora su superfici scure e compatte che diventano quasi degli archivi fisici dell’azione umana.

All’interno della materia emergono immagini fotografiche “intrappolate” nel cemento, come frammenti di memoria congelati nel tempo. Il materiale stesso assume così un significato simbolico: non è solo costruzione, ma anche traccia dell’agire umano, qualcosa che racconta il nostro bisogno di lasciare un segno nel mondo.

Non a caso, il termine inglese concrete rimanda proprio all’idea di rendere qualcosa reale e tangibile: un processo di costruzione collettiva, quasi un “con-creare”.

Un ritmo visivo nello spazio

Ogni opera possiede una propria autonomia formale, ma il progetto espositivo funziona soprattutto come un sistema di relazioni. Distanze, allineamenti e pause tra i lavori creano una sorta di ritmo visivo che guida lo sguardo del visitatore.

Muovendosi nella galleria si ha la sensazione di attraversare uno spazio dove le opere dialogano tra loro, generando un’atmosfera immersiva fatta di variazioni, ripetizioni e silenzi visivi.

Il tempo sospeso del video

La dimensione temporale entra in gioco con l’opera video io sono solo. Qui l’azione è minima ma costante: la neve cade lentamente e si accumula, costruendo una stratificazione quasi ipnotica.

Il risultato è un tempo dilatato, quasi astratto, che invita lo spettatore a rallentare e a osservare ciò che resta delle azioni umane più che l’azione stessa.

Con Vita Activa Marco Rossetti trasforma il cemento in memoria all’art’otel