Si è tenuta la mattina del 10 marzo, al Ministero della Cultura a Roma, la conferenza stampa di presentazione del Padiglione Italia alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia. Un appuntamento che, come da tradizione, segna l’avvio del racconto pubblico del progetto nazionale e che quest’anno ha svelato Con te con tutto, la mostra ideata dall’artista Chiara Camoni e curata da Cecilia Canziani. Il padiglione, ospitato alle Tese delle Vergini dell’Arsenale, sarà aperto dal 9 maggio al 22 novembre 2026 e si presenta come un progetto che prende posizione in modo piuttosto netto rispetto ad alcune tendenze recenti della scena contemporanea: al posto dell’opera come oggetto spettacolare, Camoni propone una dimensione lenta, rituale, comunitaria, dove la produzione artistica diventa processo condiviso e spazio di relazione.

Un padiglione come organismo vivente
L’idea curatoriale si sviluppa attorno a una concezione dell’arte come pratica collettiva, capace di attraversare tempi e soggetti diversi. Il titolo stesso, Con te con tutto, suggerisce una tensione verso la relazione: con gli altri, con il mondo naturale, con le forme di vita non umane e con ciò che eccede l’individualità dell’autore.

Chiara Camoni non costruisce il Padiglione Italia come una macchina di immagini o come una sequenza di opere-feticcio, ma come un ambiente poroso in cui la scultura smette di imporsi come presenza sovrana e accetta invece di stare in una condizione di prossimità, di attrito, perfino di vulnerabilità. La materia qui è il luogo in cui si depositano residui, gesti, memorie, scarti, e dove il lavoro artistico rinuncia alla purezza per misurarsi con ciò che è ibrido, contaminato, instabile.

Il progetto non si articola come una sequenza di opere isolate ma come un unico ambiente installativo che occupa l’intero padiglione. Le due grandi navate delle Tese vengono concepite come spazi complementari: una prima area immersa in una penombra quasi sacrale, attraversata da una costellazione di figure in ceramica; e una seconda, più luminosa e aperta, che assume la forma di una architettura in divenire, quasi una piazza dove opere, sedute, incontri e azioni convivono. Questa impostazione mette in discussione l’idea di padiglione come luogo di rappresentazione nazionale rigidamente codificato. Al contrario, l’intervento di Camoni sembra voler trasformare lo spazio espositivo in una comunità temporanea, dove la distinzione tra produzione, fruizione e partecipazione diventa permeabile.
Con te con tutto: tra ritualità e quotidiano
Il lavoro di Chiara Camoni si è sempre mosso lungo una linea di confine tra gesto domestico, ritualità arcaica e sperimentazione artistica. La ceramica, il tessile, le forme vegetali e i riferimenti al mondo animale sono materiali ricorrenti nel suo linguaggio.
Nel contesto del Padiglione Italia, questa poetica assume una scala più ampia ma mantiene il suo carattere anti-monumentale. Più che un gesto di affermazione autoriale, Con te con tutto sembra configurarsi come un campo di relazioni, costruito nel tempo attraverso collaborazioni e pratiche condivise.
In questo senso, la mostra introduce anche una sezione intitolata Dialoghi, dove il lavoro di Camoni entra in relazione con altre presenze artistiche e narrative. Tra queste, due commissioni inedite: la coreografa Annamaria Ajmone con Canti fossili, e la regista Alice Rohrwacher con Che cosa resta.
Non si tratta di contributi collaterali, ma di interventi pensati per abitare lo spazio del padiglione, ampliando la dimensione performativa e temporale del progetto.


2. Kazuko Miyamoto_Kimono corde

Con te con tutto, un padiglione che si attiva nel tempo
A rafforzare questa prospettiva processuale interviene anche il public program, curato dallo studio Lungomare (Angelika Burtscher e Daniele Lupo). Più che un calendario di eventi, il programma si configura come una piattaforma di attivazione del padiglione, costruita attorno a pratiche di ascolto, narrazione e partecipazione.
La centralità della voce e del racconto appare qui come un elemento decisivo: l’opera non è soltanto ciò che si vede nello spazio espositivo, ma anche ciò che accade nel tempo della mostra, nelle conversazioni, nelle performance e nelle relazioni che si instaurano tra artisti, pubblico e collaboratori.

Accessibilità del progetto culturale
Un altro aspetto rilevante del progetto riguarda il tema dell’accessibilità. Tra le iniziative annunciate figura una collaborazione con Fondazione Amplifon, che attraverso il progetto Ciao! porterà il padiglione in collegamento remoto con migliaia di anziani residenti in case di riposo in diversi paesi.
Non è soltanto un’operazione di inclusione simbolica. L’idea di estendere la fruizione della mostra a un pubblico normalmente escluso dal circuito delle grandi esposizioni internazionali introduce una riflessione più ampia su chi possa davvero partecipare alla vita culturale contemporanea.

Un gesto controcorrente
In un momento storico come questo, Con te con tutto appare come un progetto volutamente controcorrente.
Sarà lo spazio delle Tese, e il tempo concreto della mostra, a dire come questa poetica del fare, della materia e della relazione riuscirà a prendere forma all’interno della Biennale.
È forse lì che si gioca la scommessa più interessante del Padiglione Italia 2026.