Se la fuga dalla città e il bisogno di rallentare il ritmo delle proprie esistenze avvicinandosi a quello della natura sono, più che trend del momento, chiari avvertimenti di una società che sta ritornando dove tutto ha avuto inizio, lo è allo stesso modo FEMINA, il nuovo album di Ginevra.

L’avevamo lasciata all’uscita di un Club (uno dei 12 brani del precedente album Diamanti), e l’abbiamo ritrovata sulle rive di un fiume, spogliata di tutte le sovrastrutture urban pop che attraversavano il precedente lavoro discografico. Ora ci sono solo chitarra, pianoforte, percussioni e una voce che, come sempre, sa bene cosa dire e come farlo arrivare.

Con “my baby!“, singolo che ha anticipato l’uscita del nuovo album, la cantautrice torinese sembra aprire un ultimo scorcio, seppur già sussurrando una consapevolezza diversa, sulla “vecchia” Ginevra, per poi prenderci per mano e farci sedere accanto a lei in “ragazza di fiume“, dove scorrono lentamente sensi di colpa, traumi irrisolti, fantasmi, ma anche la visione di un futuro pieno di bellezza.

Dopo una “cupido” in cui l’artista si aggrappa e si ricerca in un passato spensierato e in una melodia orecchiabile, la parte centrale del disco è la freccia che “trafigge il cuore”, come anticipato dal testo della stessa canzone.

Emergono gradualmente la sua rabbia, determinazione e fragilità: in “cosa voglio cosa vuoi” è frustrata e ipnotica, in lotta con sé stessa e l’altro che le fa da specchio; in “30 anni“, invece, per quanto confusa, torna a cercare un nuovo inizio, spinta da un arrangiamento acustico che si culla tra crescendo e tappeti sonori.

Nel singolo che dà il nome all’intero progetto, l’autrice sembra tenersi forte in piedi, o forse a stento, nonostante le sue ferite. Sostenuta da un accompagnamento accattivante e sensuale, Ginevra canta una denuncia con la sua voce di donna per tutte coloro che sono state costrette al silenzio. Pronuncia furbamente una profezia che si è già avverata: dal suo corpo è nata una “FEMINA“, ed è più grintosa e sensibile che mai.

Articolo a cura di Alessandro Zavoli e Maria Francesca Bergossi

Con “Femina” Ginevra ha cercato la verità