Il Coachella, si sa, è il festival del pop e del mainstream, da anni giaciglio di mode, trend, celebrities ed influencer, dove chi ci va pensa prima all’outfit e poi si dedica alla lineup.
Quest’anno la desertica Coachella Valley, ad Indio, in California, ha ospitato la ventiseiesima edizione del Coachella che, come ogni anno, si è spalmato nei due weekend centrali di aprile: 11-13 e 18-20.
Negli ultimi anni la fama dell’evento è andata progressivamente a calare in Italia, complici la forte presenza di influencer e tiktoker e il disinteresse del pubblico in loco, più incentrato ai contenuti piuttosto che ai concerti; d’altro campo, però, rimane uno degli eventi più potenti al mondo, in grado di invitare le pop star internazionali più celebri.
Nell’anno del Gagachella e di un ultimo strascico della Brat Summer, abbiamo individuato alcuni TOP e FLOP della rassegna musicale con headliner Lady Gaga, Green Day, Post Malone e Travis Scott.
TOP: il Gagachella
La sua ultima ospitata era avvenuta nel 2017, quest’anno ha voluto portare il suo nuovo progetto “MAYHEM” in the Desert, mantenendo la promessa fatta al suo pubblico di stupire. Con un’esibizione di due ore, ha danzato con gli scheletri ed è risorta tra le macerie, attingendo al gotico e al suo iconico stile eccentrico, rispecchiato dai suoi outfit irriverenti e scenografici.
Oltre ai brani inediti, ha dominato la valle con i suoi successi più celebri, come “Bad Romance” e “Paparazzi”, per concludere lo show con la sua “Poker Face”, sfidata dai suoi ballerini in una partita a scacchi “3D”. Non è mancata nemmeno l’emotività: al pianoforte Lady Gaga ha intonato anche Shallow, brano reso celebre dal film “A Star Is Born”, dichiarando che sarà sempre grata a questa canzone.
FLOP: la disattenzione del pubblico verso Brian May
Benson Boone ha voluto rendere omaggio a Freddy Mercury nella maniera più rispettosa e meno caricaturale possibile: sulle note di “Bohemian Rhapsody” è stato accompagnato alla chitarra da Brian May in persona, chitarrista ufficiale dei Queen, tra le leggende del rock ‘n roll.
L’esito dell’esibizione, però, è stato sconsolato: nessun boato, nessuna interazione, il pubblico non ha reagito ad un evento così eclatante, rimanendo piatto e silenzioso. Ciò ha intristito molto Benson Boon, che ha anche pubblicato un TikTok sarcastico a riguardo e per il secondo weekend ha pensato fosse meglio salire sul palco con un cartonato di Brian May.
TOP: la sempreverde brat era
Dopo la sua celebre brat summer, Charli XCX era tra gli ospiti più attesi di questa edizione del Coachella. A differenza delle scenografie impattanti di Lady Gaga, Charli si è presentata senza fronzoli, rispettando il termine brat, ma in compagnia di molti amici, sopra e sotto il palco: inaspettatamente, infatti, si sono presentati per duettare con l’artista Troye Sivan per “Talk Talk”, Lorde per “Girl so confusing” e, con gran clamore, Billie Eilish per “Guess”.
Lo show di Charli è terminato facendo intendere che la Brat Era è volta al suo termine, ma che spererebbe non finisse mai ma “maybe it’s time for a different kind of summer?”
FLOP: i costi elitari
Negli ultimi dieci anni i costi dei biglietti d’ingresso al Coachella sono quasi raddoppiati e ad oggi il biglietto più economico per il primo weekend costava $649: secondo diverse statistiche circa il 60 per cento dei partecipanti hanno completato l’acquisto con una formula BNPL, “buy now, pay later”, una sorta di rateizzazione precedente all’inizio della manifestazione. La possibilità di pagare a rate sembra essere una soluzione positiva, ma l’eccessiva facilità del meccanismo è spesso messa in discussione per il rischio di insolvenze e rimane il fatto che ormai assistere al festival sia un’occasione prettamente elitaria. Infatti, non sono solo i costi d’accesso eccessivamente elevati, ma anche tutto ciò che concerne la presenza in loco, come parcheggi, viaggi e cibo.
TOP: per fortuna c’è Clairo
La ragazza indie per eccellenza ascolta e ammira Clairo non solo per la sua voce eterea e per la profondità della sua penna, ma anche per l’attenzione che la giovane cantautrice pone nei diritti umani e nella politica. Proprio per questo, a presentarla sul palco è comparso il senatore democratico Bernie Sanders, ammirando l’attivismo di Clairo nei confronti dei diritti delle donne e della comunità queer e sostenendo le sue posizioni in merito al conflitto a Gaza. Si è poi rivolto al pubblico giovane, motivando la nostra generazione ad essere al corrente di ciò che succede nel mondo e ha ricevuto un forte riscontro positivo dalla folla: è stato un momento importante nel mezzo di un festival celebre per il suo forte impatto consumistico e materialista.
FLOP: il fallito omaggio a Britney Spears
La popstar sudafricana Tyla si è esibita indossando un outfit dalla collezione primavera-estate 2001 di Dolce & Gabbana, con frange e fronzoli prettamente in stile y2k. Subito i fans hanno stimato che si trattasse di un omaggio a Britney Spears, un tentativo di emulare l’outfit della star durante la sua esibizione di “Toxic” agli MTV VMAs 2001. Le analogie sono molte e sono apparse quasi inquietanti, tanto che l’artista ha dovuto negare di aver tratto ispirazione da Britney sul suo profilo X: “Love her but I just thought the outfit was fly… no inspo”.
TOP nostalgico: la prima volta da headliner dei Green Day
Sono trascorsi vent’anni dalla pubblicazione di “American Idiot”, ma fino a questo aprile i Green Day non avevano mai partecipato al festival; ed è all’urlo “This is California” di Billie Joe Armstrong che si inaugurano le due ore di live più punk dell’evento.
Energia, bravura e sfrontatezza sono le caratteristiche emerse, insieme alla tipica ribellione dei Green Day, i quali in maniera pacifica hanno dimostrato la propria fierezza di essere californiani e democratici, modificando anche il testo di “Jesus of Suburbia” mandando un messaggio di sostegno verso i bambini palestinesi: Runnin’ away from pain, like the kids from Palestine / Tales from another broken home.