Addio al Plastic: il mito notturno che ha fatto ballare (e sognare) Milano.

Con un ultimo messaggio sui social – “Grazie per aver partecipato a una festa che per noi è stata unica e sorprendente. Che la festa continui!” – il Plastic ha chiuso i battenti dopo 45 anni. Un addio che segna non solo la chiusura di un locale, ma la fine di un’epoca intera. 

Il Plastic dalle radici ribelli agli anni d’oro

Era il dicembre 1980 quando Lucio Nisi e Nicola Guiducci, insieme a Rosangela “Pinky” Rossi e Sergio Tavelli, decisero di trasformare un vecchio magazzino di Viale Umbria 120 in un “laboratorio” di notti visionarie.

Sin dalle prime serate, il club offriva un mix di new wave, punk, atmosfere dark e un fortissimo spirito gay-friendly. Con una selezione rigidissima all’ingresso, si creò fin da subito una bolla protetta, un luogo dove contavano solo stile, creatività e voglia di rompere gli schemi.

Il Plastica tra celebrità e mitologia urbana

Il Plastic era la discoteca dove tutto poteva accadere: un universo parallelo.
Un giovane Freddie Mercury che gioca a flipper tra un bagno e l’altro, i Pink Floyd che ballano anonimi tra la folla, Grace Jones che incendia la pista con la sua energia. E poi Madonna, Prince, Elton John, Andy Warhol, Keith Haring: tutti hanno passato almeno una notte lì. Non era semplice clubbing: il Plastic era un osservatorio privilegiato dove moda, arte e musica si mescolavano in un’unica performance collettiva. Tra i suoi habitué anche Elio Fiorucci e Stefano Gabbana.

Nel 2012, dopo oltre trent’anni nella storica sede, il Plastic chiudeva in Viale Umbria per riaprire poco dopo in Via Gargano 15, come Plastic Palace: tre sale, atmosfere diverse, ma la stessa anima radicale che lo caratterizza da sempre.
Le serate cult? I venerdì dedicati alle sonorità indie ed elettroniche, e il sabato con “House of Bordello”, un trionfo di performance e libertà totale. 

Il Plastic non è mai stato “solo un club”. Nel 2006 uscì un libro fotografico celebrativo dei suoi 25 anni, e nel 2009 arrivò persino l’Ambrogino d’Oro, il massimo riconoscimento civico di Milano.
Nel 2021, la mostra “Dusk to Dawn” al FuturDome ripercorse quarant’anni di storia attraverso foto, diapositive e archivi, dimostrando quanto il Plastic fosse parte integrante della cultura cittadina.

Il Corriere lo ha definito “un graffio di nostalgia sulla memoria di tre generazioni”.

E in effetti, il Plastic è stato anche questo: il luogo dove la Milano patinata e quella underground si sono incontrate, si sono innamorate e hanno ballato insieme sotto le luci stroboscopiche. Ora che le sue porte si sono chiuse per sempre, resta un’eredità immensa: le notti folli, i look impossibili, i dj set interminabili, le storie sussurrate e mai confermate.

Il Plastic è stata una parte della cultura di Milano. Nascerà mai un club in grado di prendere il suo posto?

Chiude il Plastic, l’iconico club di Milano