C’è un momento, entrando nella prima sala della mostra The Soul Trembles dedicata a Chiharu Shiota al Museo d’Arte Orientale di Torino, in cui non solo la voce si abbassa ma il respiro rallenta: la trama dei fili tesi, l’impatto visivo monumentale, la sagoma delle barche, la sensazione di attraversare un paesaggio mentale, non solo uno spazio espositivo. È il famoso “effetto wow” di cui abbiamo letto su diversi giornali e di cui mi parlano anche gli educatori di Civita Mostre e Musei, una prima impressione che segna l’inizio del percorso di visita, che comincia con la monumentale installazione composta da finestre Inside – Outside (2008/2024) e quindi ci catapulta dentro Uncertain Journey (2016/2019).

Inside – Outiside

La mostra, inaugurata un mese fa e visitabile fino al 28 giugno 2026, rappresenta per il MAO un punto di arrivo dopo più di due anni di lavoro, insieme una sfida e un’opportunità. Le stesse raccolte da Civita Mostre e Musei, società di servizi attiva nella progettazione e valorizzazione del patrimonio storico-artistico, chiamata a raccontare agli studenti un’artista contemporanea la cui poetica tocca temi delicati — memoria, assenza, relazione, fragilità, morte — e al tempo stesso fortemente universali. Un’occasione educativa importante, in grado di parlare tanto ai bambini delle primarie quanto agli studenti delle superiori, a patto di trovare il giusto vocabolario. Ne abbiamo parlato con Rosario Calabrese, Margherita Fiore e Edoardo Gallina, responsabili della proposta rivolta alle scuole.

La partecipazione di queste ultime è stata al di sopra delle aspettative, pur avendo il MAO investito molte risorse nella comunicazione ed organizzato a settembre, per la prima volta, un Open Day rivolto ai docenti, quando le scuole non erano ancora operative, per anticipare il programma. “Le insegnanti avevano bisogno di sapere subito quali proposte avremmo attivato, ed è stato sorprendente vedere quante fossero interessate”, raccontano gli educatori. L’entusiasmo degli insegnanti, dicono, è stato il primo segnale: “È raro vedere una così forte intenzione di portare i ragazzi proprio in questo museo, scegliendo di dedicare un’uscita che comporta tempi, organizzazione e budget. Questa mostra ha toccato un nervo scoperto.”

Shiota Chiharu, Uncertain Journey, 2016/2025
Installation view: Chiharu Shiota: The Soul Trembles, MAO Museo d’Arte Orientale, Torino, 2025
Photo: Giorgio Perottino
Photo courtesy: MAO Museo d’Arte Orientale

Perché Chiharu Shiota “funziona” con i ragazzi

È quasi paradossale: un’artista che parla di memoria, dolore, perdita, identità — temi complessi, potenzialmente difficili — parla a studenti di ogni età. Perché? Gli educatori si stanno dando una risposta man mano che accolgono classi e insegnanti: perché Shiota parla dell’essenziale, di sentimenti che toccano – in forme e modalità diverse – tutti noi, a diversi livelli.

Le opere che colpiscono maggiormente i più giovani?

“Non sono sempre quelle più scenografiche, ma quelle che risvegliano un ricordo immediato: le valigie animate di Accumulation – Searching for the Destination (2021), la casa-giocattolo esplosa di Connecting Small Memories (2019), il filo rosso che ricorda legami, relazioni, crescite”.

Le grandi installazioni di intrecci — le barche sospese e gli spazi “imprigionati” in grandi ragnatele — affascinano, ma per essere comprese richiedono una guida: “Stupiscono subito, è vero, ma hanno bisogno di parole. Le opere più “piccole”, invece, sono immediatamente riconoscibili e diventano porte di accesso al mondo dell’artista”, spiegano gli educatori.

Accumulation – Searching for the Destination (2021)

Educare all’emozione: il ruolo del corpo e dello spazio

Una delle sorprese più grandi riguarda la relazione fisica dei ragazzi con la mostra. Il timore iniziale del team era comprensibile: opere delicate, spazi stretti, fili tesi ovunque… “Soprattutto per alcune installazioni come In Silence (2002/2019) abbiamo tenuto alto il livello di guardia”.  Invece è accaduto il contrario “I ragazzi hanno mostrato di avere un corpo liquido, che prende la forma della mostra, rispettoso, attento. Come se la monumentalità delle installazioni imponesse una cura spontanea”.

Il tema del viaggio e del corpo è centrale anche nella struttura delle attività, per cui vengono considerati 45 minuti di visita e 45 minuti di laboratorio. In Con-fine – rivolto alle scuole secondarie anche se le proposte, mi spiegano gli educatori, sono adattabili alle esigenze di scuole e insegnanti – si lavora letteralmente sul concetto di spazio emotivo: ogni ragazzo inizia dentro un piccolo perimetro delimitato da un filo rosso. Negoziando, ascoltando, facendo spazio, i confini si allargano fino a costruire un cerchio comune, in un esercizio potente e attuale, capace di parlare di relazioni, consenso, presenza dell’altro. Non a caso è il percorso più richiesto: in un momento storico in cui le classi sono spesso frammentate, questo tipo di esperienza risponde a un bisogno reale di punti di contatto e dialogo.

Il fil rouge della mostra di Chiharu Shiota: dare nome a ciò che non sappiamo dire

Per i più piccoli, invece, il team di Civita ha ideato Dizionario impossibile, un’attività che “scardina” le rigidità della scuola e permette di inventare nuove parole per emozioni che non hanno nome. Accade davanti alle opere: ci si siede, si osserva, si ascolta ciò che si prova e si lascia spazio a parole nuove.
“Una bambina ha coniato “cuorafono”: cuore + telefono, dispositivo a forma di piccolo zaino da portare vicino al cuore. Il suo compito è quello di registrare le emozioni e mappare i cuori di tutti gli esseri umani”.

Il momento più amato dai bambini? Quando è l’insegnante a scrivere sotto dettatura della sua classe: i ruoli si ribaltano, un gesto semplice che incarna perfettamente la poetica di Shiota, sempre in dialogo tra interno ed esterno, detto e indicibile.

Temi complessi, mediazioni delicate

C’è poi la questione dei temi più duri — malattia, dolore, morte — grandi protagonisti nel lavoro dell’artista. Il team di Civita la affronta con grande attenzione, non per evitare, ma per mediare.
Non tutte le opere vengono approfondite allo stesso modo; se emergono fragilità (come classi con studenti appena arrivati da contesti difficili), si adatta il percorso osservando le reazioni. “È un lavoro che facciamo insieme agli insegnanti, considerando il gruppo classe in tempo reale. Non censuriamo i temi, ma li decliniamo in modo rispettoso.”

E quando i ragazzi chiedono come siano state realizzate le grandi installazioni, la sorpresa continua: il racconto dell’allestimento — tre settimane di lavoro, la call to action rivolta agli studenti dell’Accademia Albertina, poi arrampicati come “ragni” a tessere i fili — é un altro modo per avvicinarli a questa grande occasione espositiva, che richiederà in questi mesi attenzione e manutenzione.

Una grande mostra temporanea che lascia un segno

Quello che emerge dal colloquio con il gruppo di lavoro che si è dedicato alla proposta educativa è chiaro: una grande mostra come quella di Shiota non è solo un momento di meraviglia ma un’occasione di approfondimento. Per gli insegnanti, cui vengono forniti strumenti in più per parlare di emozioni, confini, relazione. Per i bambini e i ragazzi, che scoprono un’arte capace di dare forma a tante diverse sensazioni, ai pensieri. Per il museo stesso, che si mette alla prova con un’artista complessa anche attraverso un percorso didattico ricco, flessibile, inclusivo.

Chiharu Shiota: Quando le opere incontrano le scuole