A year ago..and It’s Completely Different but Also Still Brat. Sono le 23:33 di 363 giorni dopo la sua uscita, e Charli XCX in cuffia con il remix dell’instant cult Brat fa ancora ballare, trascendendo la stanchezza e la piattezza di un infrasettimanale come tanti. 

Brat and It’s Completely Different but Also Still Brat si impone come un progetto che sfugge alle categorie tradizionali. Non è un semplice remix album, né un sequel convenzionale: è una reinvenzione dell’era Brat, con collaborazioni ambiziose, tracce riscritte e una volontà di rinnovamento che dialoga col suo passato. Le recensioni tecniche l’hanno definita audace, confusa, splendida e quasi “paradossale”: completamente diversa, ma ancora Brat

Un album “completely different”

Il cuore del lavoro è una chirurgia complessa dei brani originali di Brat. Charli decide di riscrivere le tracce, ristrutturarle e reinterpretarle, con nuove parti vocali, nuovi arrangiamenti, e con la partecipazione di artisti che spingono il suono verso nuovi territori. Rispetto alla pop-perfection di Brat, Charli mostra qualcosa in più del suo “heart of darkness”. 

Come un buon DJ set da club, viene sperimentata e sviscerata la potenzialità sonora di ogni traccia, evidenziando una profondità di piani sonori possibili. Questo spirito sperimentale spiazza l’ascoltatore: ciò che pensavi di conoscere di Brat viene distorto, rivoltato, ricostruito. In Brat and …, influenze di club music, techno, UK garage appaiono, e Charli sembra voler mostrare che il pop può essere destrutturato, reinventato. Con una “curatorship” da DJ l’album si muove fluidamente da uno stile all’altro.

La “diversità” risiede quindi sia nella trasformazione radicale dei pezzi, che nella scelta dei collaboratori (da Ariana Grande a Lorde, da Billie Eilish ai The 1975, da Bon Iver a Troye Sivan) e nel fatto che spesso il remix domina la versione originale, rendendo i due dischi complementari ma distinti.

…ma anche “Still Brat”

Certo, l’album cavalca il concetto di rivoluzione sonora, ma fa di tutto per mantenere l’essenza, l’attitudine, il carattere, e l’estetica della “bratitude”. Le tracce sono ancora tamarre, boriose e irriverenti: gli elementi chiave della semiotica dell’originale.

Charli XCX è Still Brat perché non è pronta a conformarsi. L’album resta un lavoro introspettivo: tra un beat elettronico e l’altro, i testi parlano di vulnerabilità, sentimenti di dubbio, peso della fama e insicurezza — temi presenti anche nell’originale Brat. Di fatto, l’opera è un’evoluzione che però non può prescindere dal nucleo identitario.

Un anno dopo da Brat and It’s Completely Different but Also Still Brat di Charli XCX

A un anno di distanza, questo progetto si consolida come un punto di svolta nella discografia di Charli XCX, e offre spunti interessanti sul ruolo dei remix nella musica contemporanea.

Non è frequente vedere remix album che dialogano così profondamente con il disco originale. Ricordiamo, per esempio, il caso dei Coldplay con Ghost Stories Live 2014 / Ghost Stories Remixes, o di Madonna con Rebel Heart (Remixed). Ma riconosciamolo: raramente un remix album viene preso sul serio, ma Brat and… ha avuto un’accoglienza critica importante, arrivando ad inserirsi in molte classifiche di fine anno come uno dei migliori dischi del 2024. In questo modo, Charli ha dimostrato che reinventarsi senza perdere sé stessa è una strategia possibile nel panorama pop attuale: economia circolare musicale, ma che funziona perché fatta come si deve.

Ha senso chiedersi se, senza il fenomeno della “Brat summer”, l’impatto sui social, sulla cultura del meme, sulla moda pop, il remix-album avrebbe avuto altrettanto successo. Probabilmente no. La fandom è stata hummus per questo progetto. Proprio perché molte versioni sono radicalmente nuove, c’è spazio per discussioni: “quale versione preferisci?”. Un album (Brat) con una così forte identità digitale, si evolve e diventa altro (Brat and…), anche perché se ne continui a parlare: il confine tra l’opera e la sua proiezione culturale e fenomenologica è labile, fornendo linfa a Charli XCX e al suo team per la proliferazione di qualcosa di nuovo.

Charli XCX è passata da artista “di nicchia” con progetti hyperpop e underground all’essere una figura centrale nella cultura pop contemporanea, che naviga tra mainstream e altitudine critica. Brat and… rappresenta quindi una fase matura, in cui l’artista si confronta con il successo, con le aspettative, con la pressione di essere originale fin dentro il suo stesso materiale.

In questa parabola, il remix è una tappa evolutiva del personaggio-Charli: solida nella propria figura, non teme di mettere in crisi il suo stesso lavoro, né di trasformarlo come atto naturale del suo percorso.

L’idea di remixare quindi anche sé stessa è in sé un gesto “meta”. Charli usa la piattaforma social non solo per promuovere, ma per costruire narrazioni: versioni alternative, reinterpretazioni, pezzi che diventano virali, discussioni sui fan. Questa immagine social è coerente con la sua musica: non c’è distanza tra artista e fandom, tra traccia e commento, tra estetica pop e ironia consapevole.

E quindi…

Brat and It’s Completely Different but Also Still Brat è un’opera che ci piace ascoltare ancora, forse proprio perché così pop ma così jazz, a metà tra celebrazione e smontaggio. A un anno dalla sua uscita, resta un esempio forte di come nel panorama contemporaneo un’artista possa non solo reinventare sé stessa, ma capitalizzare il proprio successo con spessore creativo.

Charli XCX: un anno da Brat and it’s completely different but also still brat