L’edizione 2025 di Liquida Photofestival, tenutasi negli spazi del Polo del ‘900 a Torino, è l’appuntamento di maggio capace di coinvolgere un pubblico eterogeneo, con una forte presenza di giovani e appassionati che hanno trovato nel festival un’occasione preziosa per immergersi in un racconto visivo collettivo. Il tema portante, “Il giorno in cui ricorderò”, ha offerto lo spunto per un’indagine profonda e trasversale sul significato della memoria e dell’esperienza soggettiva, declinata attraverso lo sguardo di numerosi fotografi internazionali.

Le nuove voci del Liquida Photofestival da tenere d’occhio
Tra i progetti più significativi di questa edizione, alcuni nomi si sono distinti per la forza espressiva e per la coerenza tra linguaggio visivo e contenuto concettuale. Tra questi, Anton Boiseau, il quale ha proposto un lavoro che unisce rigore analitico e sensibilità artistica. Per Boiseau, la macchina fotografica non è solo uno strumento tecnico, ma una vera e propria compagna di viaggio – tanto geografico quanto interiore – capace di scandagliare le pieghe dell’animo umano. In uno dei suoi scatti più emblematici, un cavallo ritratto a occhi chiusi evoca un momento di fragile intensità, quasi accidentale, ma denso di significati simbolici. È in quell’attimo sospeso che la fotografia si fa strumento di introspezione, silenziosa ma potente.

Installazioni che parlano il linguaggio del presente
A fare da contrappunto ai lavori più intimisti, sono emerse proposte espositive capaci di riflettere sul presente e sulle sue urgenze. Un esempio significativo è quello di Greg Holland, che ha trasformato un intero corridoio del Festival in un’installazione immersiva e poetica, dedicata alla questione palestinese. Le sue immagini, sospese tramite sottili fili metallici, galleggiano nello spazio come frammenti di una memoria collettiva precaria, visivamente fragili ma concettualmente resilienti – un chiaro rimando alla condizione del popolo che raccontano. L’effetto è quello di un’installazione che invita non solo a guardare, ma anche a riflettere sul peso del ricordo in contesti segnati dalla lotta e dall’ingiustizia, quanto più che mai oggi.

Un tavolo per la memoria: l’editoria come gesto collettivo
Un ulteriore elemento di rilievo di questa edizione è stata la curatela dedicata all’editoria fotografica, sviluppata in collaborazione con Artphilein Editions di Lugano e curata da Vittoria Frangipane. Lo spazio dedicato ai libri d’artista è stato concepito come un luogo di incontro, scambio e confronto. Al centro, un lungo tavolo a doppia fruizione, dove i visitatori potevano sfogliare liberamente le pubblicazioni, confrontarsi con altri spettatori o semplicemente lasciarsi guidare dalle immagini. L’editoria, in questo contesto, si è confermata uno strumento fondamentale di trasmissione della memoria, di conoscenza e di esperienza condivisa. Un gesto semplice e potente che ha dato ulteriore profondità al tema del festival, sottolineando il valore del libro come oggetto narrativo e memoriale.

Dai lavori più intimisti a quelli più politicamente impegnati, Liquida conferma la sua natura di processo collettivo, fatto a festival, in cui immagini, sguardi e storie raccontano esperienze condivise capaci di parlare al tempo presente.