Non è semplice discutere di un album reggaeton, un genere musicale spesso associato a brani “tamarri”, creati per ballare in discoteca e oggetto di critiche e pregiudizi. Eppure, come ogni genere musicale, anche il reggaeton porta con sé una storia e un universo culturale che affondano le radici nei flussi migratori e negli scambi comunitari del bacino caraibico. Queste radici, e la difficoltà nel mantenerle intatte, sono il cuore di Debí Tirar Más Fotos, l’ultimo album di Bad Bunny, una nuova narrazione del Reggaetton, già ai primi posti delle classifiche mondiali.

Dal reggae spagnolo al reggaetton

Ma da dove nasce questa storia? Le origini del reggaeton si possono far risalire alla Giamaica degli anni ’80, in particolare alla canzone Under Me Sleng Teng di Wayne Smith, una delle prime tracce reggae digitali, utilizzata dal suo produttore per registrare sopra di essa le lyrics di artisti diversi, ottenendo così più canzoni sulla stessa base ritmica. Il successo di questi brani nelle serate giamaicane spinge i produttori ad arricchire le loro tracce con nuovi elementi ritmici, creando quello che è oggi conosciuto come il dem bow, dal nome dell’omonima canzone di Shabba Ranks. Questo sound si è poi diffuso a Panama, New York e Porto Rico, luoghi di emigrazione per molti giamaicani, dove l’incontro tra il dem bow riddim e la lingua spagnola ha dato vita al “reggae spagnolo“, una delle basi fondamentali per la nascita del reggaeton.

L’impatto di Porto Rico e il reggaetton latino

Porto Rico, tuttavia, ha aggiunto un ulteriore strato a questa evoluzione musicale, introducendo elementi dell’hip hop newyorkese e del rap giamaicano. È in questo momento che nasce il termine “reggaeton“, con il primo mixtape pubblicato da DJ Negro, producer e fondatore dei The Noise, una comunità di artisti che si esibiva in un omonimo club a San Juan. Le serate nel club sfociano presto in una serie di mixtape, tra cui Reggaetton Live, Vol. 1, che vengono copiati su cassette e diffusi dai fan nei caseríos, i progetti di edilizia popolare di Porto Rico. Inizialmente questo movimento underground è in gran parte ignorato al di fuori di queste comunità marginalizzate, ma la crescita organica del genere attraverso le cassette pirata e i CD cattura l’attenzione del pubblico locale e ne determina il radicamento nei Caraibi, con una contaminazione sempre maggiore di elementi “latini”.

Questo permette al genere di ottenere un’accettazione sempre più ampia da parte del pubblico portoricano, smettendo di essere considerato “música negra” e arrivando a essere definito “reggaeton latino”.

Le radici del reggaetton nel nuovo album di Bad Bunny

Di questo bagaglio culturale e musicale si fa carico Bad Bunny nel suo album Debí Tirar Más Fotos. L’artista portoricano non solo fa riferimento a successi storici del reggaeton latino, ma si serve anche di immagini potenti per raccontare la sua visione del presente e del passato. Nei visualizer, e soprattutto nel cortometraggio che accompagna l’album, emergono continui riferimenti al reggaeton e alla cultura portoricana, denunciando il rischio di una seconda ondata di colonizzazione, non più spagnola, ma americana. Il messaggio è chiaro: la cultura dell’isola sta subendo una gentrificazione che la trasforma, rischiando di perderne l’identità.

La canzone Debí Tirar Más Fotos esplora anche temi di nostalgia e memoria, con le sue parole che evocano il rimpianto per il passato e per le occasioni perdute: «Debí tirar más fotos de cuando te tuve. Debí darte más besos y abrazos las veces que pude». Attraverso questi versi, Bad Bunny si mostra vulnerabile agli occhi del pubblico, rivelando una parte intima di sé, in un “viaggio” introspettivo che affronta le sue esperienze e le sue mancanze. La canzone ha trovato ampio riscontro sui social, diventando virale su TikTok, e viene letta da molti come una riflessione sul potere della nostalgia: sebbene malinconico, il ricordo del passato ci permette di riassaporare momenti che hanno segnato la nostra vita, dandoci l’opportunità di rivedere e rivivere ciò che abbiamo perso. In questo contesto, la canzone invita anche a riflettere sul ruolo delle immagini digitali nella nostra memoria.

Oggi, siamo continuamente sollecitati a rivivere il nostro passato tramite le piattaforme social, dove immagini e video diventano un’estensione della nostra esperienza emotiva. Ciò solleva una domanda importante: siamo ancora in grado di connetterci con i nostri ricordi senza l’intermediazione dei mezzi digitali, o la memoria è ormai una costruzione collettiva, fatta di post e foto che continuamente rielaborano la nostra storia personale?

A fianco di questa dimensione più emotiva e culturale, Bad Bunny si distingue anche per la sua indipendenza artistica, che ha avuto un impatto significativo sull’industria musicale globale. A differenza di molti artisti che dipendono dalle major discografiche, Bad Bunny ha scelto di collaborare con Rimas Entertainment, un’etichetta indipendente di San Juan. Questa scelta gli ha permesso di mantenere il controllo creativo e commerciale sulla sua musica, con la proprietà dei master nelle sue mani. Nel 2021, Rimas ha firmato un accordo con The Orchard, una divisione di Sony, permettendo a Bad Bunny di distribuire la sua musica globalmente senza compromettere la sua autonomia. Questo approccio ha portato Bad Bunny a superare artisti di fama mondiale come Taylor Swift nella classifica Billboard Top 200, segnando una vera e propria rivoluzione nell’industria musicale latina.

Copertina dell’album

In conclusione, Bad Bunny non è solo un artista di successo, ma un esempio di come l’indipendenza creativa e il rispetto per la propria cultura possano trasformare l’industria musicale, mantenendo il controllo sulla propria arte e riscrivendo le regole del gioco. Con Debí Tirar Más Fotos, ha non solo consolidato la sua posizione nella musica globale, ma ha anche dato nuova vita al reggaeton, trasmettendo un messaggio potente di resistenza culturale e riflessione sul passato e sul futuro.

Bad Bunny e la sua nuova narrazione del Reggaetton