“Aurora popolare”, il nuovo album dei Ministri parla di promesse. Quelle non mantenute dalla società, dai tempi che ci divorano, dagli adulti che ci raccontavano un futuro utopico quando della fase adulta non sapevamo ancora niente. Quelle tradite da noi stessi, che ci eravamo raccontati sarebbe andato in un altro modo, ma che ancora non ci siamo arresi. Da chi si era giurato amore eterno, da chi si era prefissato di essere in un altro punto arrivato a questa pagina del libro. Delle “Terre Promesse”, travolte dalle tempeste,  raccontate in una traccia dell’album dal titolo omonimo. Di quegli spazi dove il tempo si dilata e lasciamo solo che ci passi accanto, talvolta odiandolo, dove fuori dalla finestra va in onda una realtà arida, secca.

Come l’età adulta a volte può diventare, quando ci dimentichiamo delle speranze rivoluzionarie che abbiamo nutrito fino a poco tempo fa, con la voglia di volerle cambiare le cose, fin quando non ti accorgi che probabilmente ti ci tocca piegare a quelle stesse cose. Perché in fondo diventare adulti è solo avere la libertà di sceglierli i compromessi, non solo accettarli. 

“Giovani dalla parte dei deboli
Finché sono giovani o finché sono deboli”

L’atto di promettere è un evento che lega il futuro al presente, creando un “orizzonte di attesa” e rendendo la vita più solida e prevedibile, con il rischio che possa essere ugualmente disattesa. L’orizzonte di attesa in questione è proprio questa “Aurora Popolare” raccontata dai Ministri e fotografata perfettamente nella copertina dell’album. 

“Il nostro è un sol dell’avvenire acquistato al mercato dell’usato. Un’illusione di seconda mano recuperata per evocare tempi in cui c’era chi credeva ancora di poter fare la rivoluzione, cullando sogni di cambiamento, di equità e di giustizia poi completamente dissolti. Basta buttare un occhio alla cronaca per chiedersi in che direzione possano mai guardare oggi generazioni defraudate pure dell’utopia. Ecco perché quello della nostra copertina è un sole freddo, lontano.”

Quale medicina allora contro l’incedere del tempo, della fioca luce di questo sole moderno e di qualche promessa mantenuta e di qualche altra disattesa? L’autenticità, come quella della band lombarda, che da anni porta avanti una musica oramai stranamente desueta. Una musica attaccata e legata ancora ai palchi, ai live, alla gente vera, alle connessioni, alle casse. In questo vuoto cosmico creato dai meccanismi di streaming e da prodotti che si somigliano e si tradiscono allo stesso tempo, Aurora Popolare è una benedizione di verità. Una dichiarazione di identità. I Ministri sono questi. Con la possibilità e la voglia di voler spaccare il mondo con quel poco di forza che ci rimane alla fine della giornata (“Buuum”, “Avvicinarsi alle casse”), per poi lasciarsi andare nell’attesa che la notte ci abbandoni e ritorni l’alba (“Spaventi”, “Poveri noi”).

“In “Spaventi” c’è un passaggio del testo che dice “È solo il sole che ritorna”, come se il sole che ritorna cancellasse un po’ di problemi che durante tutta la giornata precedente hai vissuto e affrontato. È come per dare anche un po’ di speranza di rinascita.”

Siamo ancora gli stessi, siamo ancora i bambini, gli adolescenti, siamo ancora chi non siamo diventati e chi vorremmo diventare. Siamo gli “Squali nella bibbia”. Pronti a sbatterci, a prenderci quello che ci spetta, nonostante tutto, pur tradendo qualche promessa, ma mai noi stessi.

Aurora Popolare: i Ministri tra promesse e disillusioni