Cosa significa oggi parlare di artisti da seguire, in un panorama in cui i linguaggi si contaminano, le discipline si ibridano e l’arte esce sempre più spesso dai luoghi tradizionali per abitare corpi, città, rituali e comunità?
Questo articolo nasce come una mappa aperta sul 2026: una selezione di artisti da seguire perché capaci di intercettare sensibilità contemporanee profonde.

Patrick Tuttofuoco, Lao Xie Xie, Ella Saddington e Martina Boero operano in contesti e linguaggi molto diversi, ma condividono una tensione comune: usare l’arte come strumento di relazione e ascolto. Non producono solo oggetti o immagini, ma esperienze, visioni e mondi possibili. Seguirli significa osservare come questi artisti stiano già costruendo le traiettorie culturali del nostro futuro prossimo.

1. Patrick TuttoFuoco

Patrick Tuttofuoco è un artista italiano contemporaneo (classe 1974) e il suo linguaggio artistico è piuttosto riconoscibile, soprattutto per l’uso di luce, colore e forme geometriche con una forte attenzione allo spazio urbano e all’esperienza dello spettatore.
La luce (spesso al neon o LED) non è solo un elemento decorativo ma un vero materiale scultoreo. Serve a disegnare lo spazio, a guidare lo sguardo e a creare una dimensione emotiva e mentale. La luce diventa un mezzo per rendere visibili energie, stati interiori o relazioni.Molte opere sono site-specific e pensate per luoghi pubblici o architettonici. Tuttofuoco lavora sul rapporto tra corpo, città e ambiente, riflettendo su come ci muoviamo, ci orientiamo e ci identifichiamo negli spazi contemporanei.Usa spesso forme geometriche essenziali, ma non fredde: sono cariche di significati emotivi, simbolici o narrativi. La geometria diventa una sorta di alfabeto visivo per parlare di identità, memoria, energia, comunità.

2. Lao Xie Xie

Lao XieXie è arrivato in Cina casualmente, un po’ per interesse nei confronti dell’Asia, un po’ per varie vicissitudini che lo hanno portato a trovare lavoro a Shanghai, restandoci poi per 8 anni.  “Il mio progetto si chiama “Shanghai No Why” perché quando chiedi il perché di qualcosa ad un cinese ti risponde quasi sempre “no why”. Un concetto a noi distante che però racchiude tante cose, la prima di non pensare troppo e fare.”  Lao Xie Xie ha iniziato“Shanghai No Why” per raccontare la Shanghai senza filtri dei giovani cinesi residenti, ispirandosi agli scatti di Terry Richardson, ma anche ai lavori del fotografo giapponese Nobuyoshi Araki, celebre per le sue fotografie erotiche. I soggetti catturati dall’artista ricordano anche le fotografie di Ren Hang: stessa macchina fotografica.

“Non è stato facile all’inizio”, ricorda l’artista. “Ma è stato comunque più semplice lavorare a questo tipo di fotografia in Cina da straniero che in Italia da italiano. Alla fine mi sono creato la mia nicchia, e il mio nome ha iniziato a circolare tra le modelle instaurando una sorta di fiducia reciproca.” I soggetti degli scatti di Lao Xie Xie sono infatti per lo più modelle professioniste. “In Italia c’è un’intrinseca sfiducia nei confronti degli estranei e ne comprendo anche il perché, mentre in Cina i rischi di violenza derivanti da questo tipo di fotografie sono minimi”, chiarisce l’artista. “Le giovani che ho fotografato si sono avvicinate a me per curiosità e interesse verso il progetto, lasciandosi ritrarre anche in contesti intimi”. È grazie a questa intimità che lo stile di Lao XieXie riesce a incarnare l’estetica underground della generazione Z cinese, lontana dai conformismi, trasgressiva e volutamente ignorata da un pubblico mainstream. “Ho sempre tenuto tutto nel privato per non avere problemi con le autorità. Alla fine mi sono limitato a fotografare attraverso la mia lente una libertà sessuale che delinea un aspetto della società odierna cinese. Nei miei lavori non vedo alcun tipo di denuncia sociale.”

3. Ella Saddington (Cordon Salon)

Sì, Ella Saddington, fondatrice di Cordon Salon, è una figura interessante e piuttosto ibrida nel panorama contemporaneo, a cavallo tra arte, moda, artigianato e ritualità. Il suo linguaggio artistico non si colloca facilmente in una disciplina unica, ed è proprio questa ambiguità uno dei suoi punti di forza.
Cordon Salon nasce come atelier performativo e sartoriale, ma gli oggetti prodotti oscillano tra:

  • abiti indossabili
  • sculture morbide
  • reliquie rituali

L’abito non serve a decorare il corpo, ma a trasformarlo, renderlo vulnerabile, ibrido, a volte inquietante.

Ella Saddington è una designer sperimentale, ricercatrice e artista con sede a Naarm/Melbourne. La sua pratica esplora l’intersezione tra artigianato, cultura materiale e design, con particolare attenzione alla riattivazione delle tecniche preindustriali all’interno di contesti contemporanei. Attraverso Cordon Salon, Saddington indaga la conoscenza tacita incorporata nell’artigianato tradizionale, combinando la ricerca storica con la sperimentazione materiale per creare oggetti funzionali, concettualmente rigorosi e materialmente risonanti.

Il suo lavoro abbraccia scultura, mobili e illuminazione, ed è definito da una grande attenzione al processo, alla sostenibilità e alla trasmissione delle abilità. Imondando le pratiche artigianali trascurate o obsolete, Saddington evidenzia la loro rilevanza contemporanea e contribuisce a conversazioni più ampie sulla materialità, l’innovazione e la vita culturale degli oggetti.

Il suo lavoro è stato esposto in tutta l’Australia, con presentazioni alla National Gallery of Victoria (2023), alla Melbourne Art Fair (2025 e 2024), agli Oigall Projects, alla Craft Victoria e alla Sophie Gannon Gallery, e si tiene in collezioni private a livello internazionale.

Nel 2022 le è stata insignita della George Alexander Fellowship attraverso l’International Specialized Skills Institute, sostenendo una ricerca intensiva sull’intelligenza materiale della fabbricazione di armature europee medievali e moderne. È beneficiaria del Creative Victoria 2023 Creators Fund. Saddington è un membro eletto del Royal Anthropological Institute (Regno Unito) e membro della National Association of Visual Artists (Aus) e Craft Victoria (Aus).

4. Martina Boero (Call Me by the Sea)

Martina Boero è una designer e fondatrice del marchio Cavia, un progetto creativo in cui moda, artigianato e sostenibilità si incontrano in una visione molto personale e poetica.Sì, Martina Boero, fondatrice del progetto Call Me by the Sea, sviluppa un linguaggio artistico delicato, intimo e profondamente sensoriale, che ruota attorno a natura, corpo, memoria e cura. È una pratica che si colloca tra arte visiva, ritualità quotidiana e oggetto poetico, con una forte attenzione ai materiali e ai gesti lenti.

Provo a raccontartelo per nuclei, come un lessico.Il mare, le piante, le conchiglie, i residui naturali non sono semplici riferimenti estetici: sono presenze attive.
La natura viene ascoltata, raccolta, toccata, trasformata con rispetto. C’è un’idea di alleanza tra umano e non umano, più che di rappresentazione.

Artisti da seguire nel 2026