La linea di esposizioni monografiche della Fondation Louis Vuitton prosegue con Gerhard Richter: dopo Basquiat e Hockney, la Fondazione dedica all’artista tedesco – una delle figure più influenti dell’arte contemporanea – una grande mostra retrospettiva che ripercorre l’intero arco della sua produzione, dagli esordi a oggi. 

Dal 17 ottobre 2025 al 2 marzo 2026, 275 opere tra dipinti, sculture e disegni sono presentate in ordine cronologico, raccontando l’evoluzione e lo sviluppo dell’arte e del pensiero di Richter, dai primi lavori del 1962 fino al 2024. 

Dall’Accademia delle Belle Arti di Dresda agli anni di lavoro a Colonia, la mostra attraversa sei decenni di attività e offre un’immersione nella produzione e nella vita di un artista che ha ridefinito il linguaggio visivo del nostro tempo, insieme al modo di rappresentare e interrogare il reale.

Dal ritratto all’astrazione, dalla pittura a olio alla scultura e all’installazione, il percorso espositivo mette in luce la varietà e la straordinaria complessità del lavoro di Richter. Sotto la direzione creativa di Suzanne Pagé e la cura di Nicholas Serota e Dieter Schwarz, l’allestimento restituisce la continua metamorfosi di una produzione che si muove al di sopra di qualsiasi definizione univoca. 

Il lavoro di Richter è, nelle parole di Bernard Arnault, presidente della Fondation Louis Vuitton, un’opera che “defies all categorization”. L’artista attraversa tecniche, stili e concezioni dell’arte eterogenei, invitando il pubblico ad accompagnarlo in un confronto costante con la storia, la memoria e le nostre modalità di percezione del reale. La sua ricerca incessante emerge alla perfezione nell’incredibile varietà di lavori esposti, tra loro molto diversi per soggetto, tecnica e impostazione, e che rivelano un’inesauribile urgenza di sperimentazione. 

Richter parla del mondo dal suo studio, luogo in cui l’esperienza personale si intreccia a un interrogativo universale sulla grande storia: dall’immagine intima della vita familiare (Uncle Rudi e Aunt Marianne) ai lavori legati alla memoria collettiva (Birkenau). L’oggetto non è quasi mai catturato direttamente, ma la sua rappresentazione passa sempre attraverso un altro supporto: il dipinto è sviluppato da una fotografia, da un disegno o da una stampa, e questa la mediazione diventa parte integrante della poetica dell’artista. Nel suo tentativo di dipingere il mondo Richter restituisce allo spettatore una nuova immagine di esso, di cui colpisce la forza significativa e l’intensità emotiva. 

An installation view of “Gerhard Richter” at the Fondation Louis Vuitton, Paris, including Richter’s Faust, 1980, and Möhre, 1984. © Gerhard Richter 2025.
Photo: © Fondation Louis Vuitton / Marc Domage

Obiettivo della mostra è evidenziare alcuni dei temi trasversali che accompagnano l’artista lungo l’intera carriera, sottolineando come ricorrano e si trasformino in momenti diversi della sua produzione. La Fondation Louis Vuitton presenta così una retrospettiva che non solo documenta un percorso artistico straordinario, ma offre anche una chiave di lettura privilegiata per comprendere il ruolo di primo piano che Gerhard Richter occupa nel panorama dell’arte contemporanea.

Arte che sfugge ad ogni definizione: la Fondation Louis Vuitton celebra Gerhard Richter