Durante la Milano Design Week 2026, tra installazioni immersive e progetti ad alto impatto visivo (abbiamo già visto l’enorme installazione gonfiabile “Serotonin” alla Pinacoteca di Brera), uno degli interventi più inaspettati si trova nel verde di Porta Venezia.
Al Giardino delle Arti, ARKET e Laila Gohar presentano una giostra surreale: un carosello storico in cui i classici cavalli lasciano spazio a frutta e verdura oversized.
Un progetto a metà tra scultura e installazione interattiva, che segna anche il debutto di Gohar nel prêt-à-porter.


Arket e Laila Gohar: un oggetto familiare, completamente ribaltato
L’installazione parte da una giostra originale, risalente alla fine del XVIII secolo e legata alla tradizione artigianale europea.
La struttura viene mantenuta, ma completamente reinterpretata: le figure decorative sono sostituite da elementi vegetali – zucche, frutti, ortaggi – ingigantiti e trasformati in sedute.
L’intervento è minimo, ma efficace. Le forme restano riconoscibili, quasi archetipiche, ma cambiano scala e funzione.
Il risultato è immediato: qualcosa che appartiene all’infanzia viene riletto attraverso un linguaggio contemporaneo.



Il lavoro di Laila Gohar si muove da sempre tra arte e food, trasformando elementi quotidiani in esperienze visive e performative.
Qui il cibo diventa struttura, spazio, oggetto da abitare.
La giostra non è solo da guardare: si attiva. Può essere attraversata, vissuta e condivisa ed è proprio questa dimensione partecipativa a definire il progetto: non un’installazione da osservare a distanza, ma un dispositivo aperto.


L’idea di fondo è semplice: creare qualcosa di accessibile, familiare e immediato. La giostra è infatti un oggetto universale e riconoscibile da chiunque che viene qui svuotata della sua estetica tradizionale e ricostruita attraverso un nuovo immaginario.
Il risultato è un equilibrio tra nostalgia e ironia, tra memoria e reinterpretazione per un’estetica che non punta alla complessità, ma alla relazione.
L’installazione accompagna il lancio della prima collezione ready-to-wear di Gohar con ARKET.
27 capi che traducono il suo linguaggio visivo in abbigliamento: layering, funzionalità e un’estetica che si muove tra quotidiano e straordinario.
Anche qui, il principio è lo stesso dell’installazione: partire da elementi semplici e renderli inattesi.


In una Design Week spesso dominata da installazioni complesse o altamente tecnologiche, questo progetto funziona per sottrazione, non cercando di stupire attraverso effetti speciali, ma attraverso un’idea chiara:
rendere il design accessibile, condivisibile e, soprattutto, divertente.
E in un contesto sempre più saturo, è forse proprio questo a fare la differenza.