Villa Marigola, tra gli ulivi e le scogliere del Golfo dei Poeti, ospita un suono che non ci si aspetta. È il rumore di una scultura che respira. Che si deforma. Che potrebbe esplodere. Oppure restare immobile, in uno stato di attesa ipnotica. La mostra Fratture Armoniche, a cura di Carlo Orsini, apre la seconda stagione del dialogo tra arti visive e musica contemporanea all’interno del Lerici Music Festival, e porta nel cuore di questo paesaggio letterario e liquido l’opera pesante, instabile, profondamente fisica di Arcangelo Sassolino.

Arcangelo Sassolino, Piccolo animismo 2011. stainless steel, turbine, PLC, cm h 300 x 400 x 200 / 118,1 x 157,4 x 78,7 in.
Photo: Altrospazio Piccolo Animismo, MACRO, Rome 2011

Artista italiano (classe 1967), noto internazionalmente per il suo approccio scultoreo al limite tra arte, fisica applicata e ingegneria, Arcangelo Sassolino non costruisce “oggetti”. Costruisce condizioni. Forze trattenute. Movimenti impossibili. Sculture che sembrano trattenere il fiato. E che talvolta lo perdono.

Il suo lavoro nasce da una fascinazione radicale per la materia e i suoi punti di rottura: acciaio, vetro, cemento, gomma, carta. Tutti messi sotto stress, sospesi, sottoposti a tensioni idrauliche, a contrazioni invisibili, a collassi sempre potenziali. È un’arte che non esibisce l’equilibrio ma lo mette in discussione. Che non seduce, ma interroga. Non c’è nulla di contemplativo: c’è l’attesa. C’è il rischio.

Arcangelo Sassolino, Resistenza bianca 2023, paper, steel, 29,5 x 46,5 x 36,5 cm. Courtesy: the artist and GALLERIA CONTINUA. Photographer: Pamela Randon
Arcangelo Sassolino, Sospensione della scelta 2025. Glass, stone and steel, cm h 120 x 70 x 47
archive n. AS-2025-019. photo: Pamela Randon

In questo senso, la mostra Fratture Armoniche non è semplicemente un’esposizione. È una partitura materiale. Ogni opera diventa suono, ogni forma un gesto, ogni potenziale frattura un’armonia instabile. Il titolo non è casuale: evoca un cortocircuito tra sensi e linguaggi, tra ciò che si vede, ciò che si sente e ciò che si teme.

Il percorso si apre nel cortile della villa con l’opera Piccolo Animismo (2011), già presentata al MACRO e alla Biennale di Venezia: un grande parallelepipedo d’acciaio che si gonfia e si sgonfia al ritmo di una turbina che soffia e aspira aria. La materia respira, si tende, vibra. Finché, a un certo punto, rilascia un suono secco, tonante. Un tuono sintetico, quasi organico. È come ascoltare un polmone d’acciaio che si ribella. La scultura non è più un corpo muto, ma un essere in trasformazione, dove l’aria e la pressione diventano mezzi espressivi.

Arcangelo Sassolino, Piccolo animismo 2011. stainless steel, turbine, PLC, cm h 300 x 400 x 200 / 118,1 x 157,4 x 78,7 in.
Photo: Altrospazio Piccolo Animismo, MACRO, Rome 2011

Dentro Villa Marigola, al primo piano, l’esperienza continua con una selezione di opere che spingono lo spettatore a misurarsi con la soglia. Accostamenti materici improbabili (gomma e ferro, carta e acciaio, vetro e pietra) esplorano la tensione visiva e sonora, senza mai arrivare all’esplosione, ma mantenendo costante la percezione del rischio. In Sospensione della scelta (2025), per esempio, il contrasto fra elementi fragili e solidi rimane congelato in una sorta di equilibrio instabile, ma sempre in divenire. Ogni opera è una domanda sospesa: quando cederà? E cosa succederà a quel punto?

A chiudere il percorso, la serie grafica Azione / reazione (2023), che fissa sulla carta l’esplosione della cera in una sorta di “grafico del rumore”. Sono disegni che sembrano nati da un impatto, e che mantengono in sé l’eco del movimento, pur essendo fermi. Un paradosso visivo che, ancora una volta, mette in discussione l’idea stessa di scultura come oggetto concluso.

A livello concettuale, Fratture Armoniche si inserisce nel tema 2025 del Festival – Musica, immagine, movimento – con un taglio preciso: non come opera totale, ma come esperienza intermediale, secondo la visione fluxus di Dave Higgins. Qui il suono non accompagna l’immagine, né la immagine serve il suono. L’una genera l’altro. O meglio: entrambi nascono insieme, in un campo di frizione e risonanza.

Non è un caso che le opere di Sassolino si prestino a essere vissute più che viste. Il pubblico viene coinvolto con il corpo, con l’udito, con la paura sottile di un’esplosione imminente. Non è estetica del pericolo. È una riflessione sulla fragilità del sistema, sul fallimento come possibilità strutturale. “Ciò che cerco di catturare – dice l’artista – è il cambiamento di stato, quell’istante in cui una cosa diventa qualcos’altro.” È un attimo impercettibile, ma potentissimo. Una scintilla che dura il tempo di una frattura. E che, come tutte le vere esperienze artistiche, lascia un’eco.

Durante la mostra – aperta fino all’8 agosto – si tengono una serie di colazioni-conversazioni con artisti, curatori e storici: tra i nomi, Ilaria Bonacossa, Jacopo Benassi, Carlo Antonelli, Sandro Cappelletto, Alberto Mario Banti. Occasioni per estendere il dialogo tra le arti e approfondire l’idea di “suono come immagine mentale”, un tema centrale nel lavoro di Sassolino e nel cuore della programmazione 2025 del Lerici Music Festival.

Chiude il cerchio un catalogo in edizione limitata, inciso su copertina metallica, con inserti in acciaio che suonano al tatto. Anche l’editoria, qui, si fa scultura sonora.

In un tempo dominato dal virtuale, Arcangelo Sassolino rimette il corpo al centro. Il corpo dell’opera, del materiale, dell’osservatore. Non offre immagini decorative, ma condizioni da attraversare. E lo fa con un rigore chirurgico e insieme poetico. Perché sì, anche il collasso può essere forma. Anche una frattura può cantare.

Arcangelo Sassolino: la mostra Fratture Armoniche