Nel panorama degli spazi indipendenti torinesi, Antro è una realtà che dal 2023 lavora sulla costruzione di percorsi che privilegiano il processo rispetto al risultato. Con Antri Visivi, progetto dedicato alle arti visive emergenti, lo spazio di Largo Saluzzo 34/E a Torino ha sviluppato una programmazione che non si è limitata a esporre opere, ma ha provato a interrogare le condizioni stesse della ricerca artistica contemporanea.

Dopo aver attraversato temi come l’abitare, il ricordo, l’incubazione e il corpo, il percorso è giunto a una delle sue tappe più intime e significative: Antro come raccoglimento, una mostra che mette in scena le ricerche artistiche di Vittoria Mazzonis e Daniele Zerbi.

Il concetto di raccoglimento

Il concetto di raccoglimento viene affrontato qui nella sua duplice natura: da un lato è gesto di selezione, pratica che sottrae elementi al rumore della contemporaneità per restituire loro attenzione e presenza. Dall’altro è movimento interiore, processo di ricomposizione che raccoglie frammenti, memorie e tracce senza pretendere di ordinarli con una logica razionale. In una società dominata dall’accelerazione e dalla dispersione dello sguardo, il raccoglimento diventa così una forma di resistenza, un esercizio di ascolto.

Il frammento e la memoria in Antri Visivi

È proprio attorno a questa dimensione che si incontrano le pratiche dei due artisti. Pur attraverso linguaggi differenti, entrambi lavorano sul frammento come luogo di trasformazione e sulla memoria come materia instabile, capace di mutare continuamente forma. Le loro opere non cercano di fissare il ricordo, ma di abitarne l’incompletezza, facendo emergere ciò che resta sospeso tra presenza e assenza.

Il progetto di Mazzonis in Antri Visivi

Nel progetto di Vittoria Mazzonis, significativamente intitolato “Siamo figlie del deserto, orfane del mare”, la perdita diventa il punto di partenza per una riflessione che attraversa fotografia, installazione e libro d’artista. Al centro della ricerca compare la figura del nido, inteso come metafora di una condizione esistenziale fondata sulla cura e sull’interdipendenza. Le immagini fotografiche dialogano con materiali eterogenei – ottone, fili piombati, testi cuciti su acetato – costruendo una geografia emotiva fatta di stratificazioni e rimandi. Anche l’installazione scultorea, che riprende i mobiles di Calder ed è volutamente sbilanciata, sembra evocare la fragilità degli equilibri affettivi e la persistenza dell’assenza. Lo specchio collocato a pavimento invita poi a un cambio di prospettiva, dove l’osservazione diventa un gesto di partecipazione.

La ricerca di Zerbi

La ricerca di Daniele Zerbi affronta invece il raccoglimento come pratica di ricomposizione continua. In “Presente Passato” la memoria non viene concepita come archivio stabile ma come territorio in costante ridefinizione. Nato dall’esperienza personale di un trasloco non voluto, il lavoro utilizza l’intelligenza artificiale per visualizzare la natura mutevole del ricordo, generando un flusso di immagini che si trasformano incessantemente in base alle associazioni mentali dell’artista. Accanto al video, strutture metalliche e fotografie analogiche inglobate nella resina assumono il carattere di reliquie contemporanee: tentativi di trattenere qualcosa che inevitabilmente sfugge, attraverso processi anch’essi guidati dall’intelligenza artificiale, che ha suggerito materiali e strategie.

Una riflessione condivisa

Nel dialogo tra le opere dei due artisti emerge una riflessione condivisa sulla possibilità di abitare la perdita senza risolverla. Il frammento non è più ciò che manca a un tutto, ma una condizione autonoma, fertile, aperta a nuove interpretazioni. Il raccoglimento diventa allora una pratica relazionale, un modo di sostare dentro la complessità delle esperienze senza ridurle a narrazione definitiva.

Con questa mostra Antro conferma la propria identità di spazio attraversabile, capace di accompagnare artisti e pubblico in percorsi di ricerca che privilegiano il tempo lungo dell’ascolto. In una città che continua a trovare nei luoghi indipendenti uno dei motori più vitali della sperimentazione culturale, Antri Visivi dimostra come la costruzione di comunità possa ancora passare attraverso l’arte e la sua capacità di generare attenzione. Non tanto verso ciò che appare immediatamente visibile, quanto verso ciò che, silenziosamente, continua a trasformarsi.

 Foto di Lorenzo Vanzini / Collettivo Effezero, Giorgio Arcidiacono

Antri Visivi: l’ultima tappa tra memoria, frammento e trasformazione