Un flusso caotico e sfuggente di suoni apre il disco, come estratto da una mente in affanno nel tentativo di aggrapparsi a qualcosa che possa salvarla. Così, Andrea Laszlo De Simone sembra maneggiare una vecchia radio, passando da una frequenza introspettiva all’altra, per cercare di connettersi a qualcosa che lo illumini, che ci illumini, che ci convinca ad attendere e a continuare il nostro viaggio. 

Rumori e interferenze, insieme a suoni di vita (come il respiro, i rumori domestici o stradali), ci accompagnano, mutevoli, dal primo brano all’ultimo, come un retropensiero che “non è reale”, e che attraversa il dolore come la gioia, la paura come l’autocoscienza. 

Foto di Giovanni Canitano

Otto anni dopo Uomo Donna, Andrea Laszlo De Simone torna con Una Lunghissima Ombra, un disco che si proietta nel panorama musicale come, appunto, un’ombra densa e silenziosa, generata – forse – da quella profonda nostalgia che attraversa tutto il suo cantautorato e che risuona con forza in chi ascolta. Come i suoi lavori precedenti, anche questo album è pensato per un ascolto intimo; è da vivere e sovrascrivere in solitudine, come un diario personale, poiché è proprio in quello spazio raccolto e riservato che nasce, anche per lo stesso autore. Come il resto della sua musica, è scritto, suonato, arrangiato e prodotto interamente da lui, tra le pareti di casa o nel suo studio torinese, l’Ecce Homo Studio. 

Andrea Laszlo De Simone è, oggi più che mai, un unicum nel panorama musicale italiano. Sfuggente, trasversale, mai allineato alle logiche del mercato, disegna paesaggi sonori dove convivono cantautorato, orchestrazioni, silenzi, rumore, sogno. Le sue scelte melodiche, tematiche e strumentali sono frammenti di un filo sottile e resistente, che collega il passato della musica d’autore italiana al suo presente più vivo, e al futuro più incerto. 

Si percepisce – accanto all’ormai matura e consolidata identità sonora del cantautore, caratterizzata in particolare dalla voce effettata e distante – una forte componente visiva. Difatti, Una Lunghissima Ombra comprende anche un film, proiettato il 17 ottobre a Roma in occasione dell’evento di release, che verrà riproposto sempre a Roma, domenica 7 dicembre, al cinema Barberini. 

Per chi non ha avuto e non avrà la possibilità di vedere il film in quanto esperienza unitaria, sono comunque presenti su YouTube i visual di ogni brano, di cui lo stesso Andrea ha curato la regia.

Le riprese, che si direbbero fatte con una vecchia handycam digitale, si concentrano ognuna su un singolo soggetto e, meditative, vi restano concentrate per tutta la durata di ogni brano, osservando lo spontaneo progredire della Vita. Esse fanno da cornice e trampolino per ciò che la parte musicale del progetto stimola già da sé, ovvero una memoria collettiva del mondo e della vita, dall’infanzia alla vecchiaia, tattile eppure lontana, sul punto di dissolversi per sempre. 

Andrea Laszlo De Simone si riconferma una delle migliori penne del panorama musicale italiano contemporaneo. Nonostante parli di cose gravi come la morte, “cose da adulti”, sembra mantenere comunque uno sguardo fanciullesco, come quello di un bambino che inizia a percepire il peso inesorabile dello scorrere del tempo. Tra confessioni di colpevolezza e dichiarazioni d’amore alla vita, non smette mai di essere sincero e affilato. Come scrive lui stesso in “Quando”: va dritto al punto, e con una carezza che è anche un pugno nello stomaco, sa sempre dove toccare per farci sciogliere. 

I suoi testi risultano legati a un quotidiano dalle cui crepe fuoriescono le grandi questioni umane, semplici come universali. Il pubblico, che si sente puntare il dito, si sente chiamato in causa, viene accompagnato in un flusso di coscienza, un pensare “aereo”, attraverso il quale può osservare dall’alto la sua propria vita e (forse lo percepisce, forse no) la vita stessa. 

In un’intervista rilasciata a Open, curata da Gabriele Fazio, l’artista (che non ama essere considerato tale) rivela: «La speranza è sempre che non ci sia niente da aggiungere, quel che ne deve venire fuori è la libertà di analisi da parte del soggetto ricevente (…). Ero io il materiale umano che avevo a disposizione per indagare un luogo che non mi sarei permesso di indagare in nessun altro. Spero però che ognuno poi ci ritrovi il proprio luogo e non il mio, ascoltando questo album».

Andrea Laszlo De Simone sceglie di restare bambino nel suo nuovo album