C’è qualcosa di unico nella scrittura di Dutch Nazari, cantautore padovano, un po’ rapper, un po’ cantore, un po’ poeta, un po’ polemico e un po’ romantico. Classe ‘89, è una delle figure musicali più interessanti degli ultimi anni, soprattutto per la sua capacità di raccontare spaccati sociali e politici in maniera armonica, con un flow particolare e coinvolgente.
“Guarda le luci amore mio” è il quarto progetto discografico di Dutch Nazari e già dal primo ascolto si percepisce la particolarità di ciascuna traccia, con la giusta fusione di lirismo, ironia e attivismo.
Il titolo dell’album non è casuale, l’autore ha raccontato di essersi ispirato al libricino omonimo di Annie Ernaux, in cui l’autrice francese annotò per settimane consecutive i pensieri che le balenavano in mente mentre faceva la spesa. «Mi ha colpito perché se io descrivo un mondo in cui tutto è sempre più commerciato e commercializzato, e quindi inevitabilmente anche pubblicizzato, ciò che viene messo in commercio dev’essere venduto come straordinario, bellissimo, incredibile: allora mi sono accorto che, in fondo, sto facendo lo stesso anch’io. Sto “esponendo sugli scaffali” le mie osservazioni, i miei pensieri, come se mi trovassi dentro a quel supermercato».


Il disco si apre con la (quasi) title track “Guarda le luci” e subito ci si ritrova nel mondo cantato da Dutch Nazari, un’astronave spaziale sto mondo che sembra crollare. Il tema sociale è il primo che emerge e dalla prima traccia si protrae fino alla fine della tracklist, andando a toccare più questioni che attanagliano la nostra società. Non è una novità nella sua discografia, basti pensare ad “Aqaba”, il singolo pubblicato più di un anno e mezzo fa per condannare il genocidio in Palestina.
Per trattare in musica l’attualità il primo featuring non poteva che essere Willie Peyote in “Gasati un mondo”: un corrosivo e brillante dialogo tra i due cantautori denuncia i paradossi del consumismo e dell’era digitale, dove tutto appare perfetto e risolutivo.
Vogliamo crederci in un mondo nuovo, in un mercato sostenibile dal cuore buono. Se c’è un prodotto etico lo provo, me lo porta al volo sotto il temporale il rider Glovo.

Guerra, precarietà, carcere e disillusione cuciono tra di loro i versi di “Sabato sera”. La cassa dritta dell’inizio e un sound più elettronico restituiscono la rabbia del testo: Tu pensa se domani suonano e devo prendere su il fucile come cent’anni fa sulle Alpi, sparare agli altri non è gentile.
“Tutti i pesci” dimostra l’estro ironico di Dutch Nazari, dove con spiccato umorismo canta il tempo sospeso della scrittura, dove anche se sembra non accada nulla in realtà si continuano a pescare i pesci.
L’altra faccia della medaglia la fornisce “Anche la luna”, uno spaccato più pop e uptempo della vita notturna, nella quale si celano nostalgie e ricordi sospesi, diluiti nel pop e nell’entusiasmo effimero.


Il contenuto politico si conclude in modo tagliante in “Von Der Leyen (Freestyle)”, una manciata di versi che schiaffano in faccia la realtà dei fatti, difficilmente narrabili, quotidianamente riscontrabili.
Il secondo fil rouge di “Guarda le luci” è l’amore. Per chi segue Duccio conosce probabilmente la sua compagna Giada e “Contrappunto” disegna un ritratto di coppia con le sue imperfezioni e condivisioni. È il singolo che sta promuovendo di più, tra reel nella loro casa-museo e il videoclip cinematografico diretto da Giacomo di Luise e Giacomo Francesconi, uscito pochi giorni dopo l’album. La tenerezza del testo è accompagnata dal beat e dagli accordi al pianoforte, una produzione semplice per far emergere il contenuto delle barre e del ritornello memorabile.
In questo album vengono toccate innumerevoli emozioni del cantautore e in “Fatto male” e in “Islanda” prevalgono delusioni e sofferenze. La prima canzone è una cronaca intima di un rapporto che ferisce, la seconda gioca sul contrasto tra gelo emotivo e ironia disincantata.
Il picco emotivo si raggiunge con il brano “Passeggeri” che vede la partecipazione di Levante. «I featuring sono con due persone che stimo moltissimo. La scelta non è stata casuale: non ho pensato prima ai nomi, ma alle canzoni. Ho cercato di capire chi potesse dare il contributo migliore a ciascun brano.”Passeggeri” era una ballata più dolce, e mi sembrava che sia la voce sia la scrittura di Levante avrebbero dato un contributo prezioso. E infatti è stato così: non solo la strofa che ha scritto mi ha convinto subito, ma la mia parte preferita di tutta la canzone è il ritornello finale, in cui le nostre voci si uniscono».
Il tono caldo, il connubio di voci, la profondità del testo rendono “Passeggeri” un brano perfetto e struggente: il tempo scorre inesorabile e i pensieri che ci affliggono sono quasi sempre passeggeri, nel mentre però l’acqua bolle e il latte scade.
Ascolta “Guarda le luci amore mio”, il nuovo album di Dutch Nazari