Una storia può essere la trasposizione in racconto di noi stessi? Quali personaggi vogliamo interpretare e quali parti di noi siamo disposti a mettere a nudo, a esporre, quando decidiamo di raccontarci?
Amarga Navidad, il nuovo film di Pedro Almodóvar, presentato alla scorsa edizione del Festival di Cannes e ora nelle sale italiane, prova a definire il confine tra realtà e finzione, toccando quel limite oltre il quale si oltrepassa la soglia del rappresentabile sullo schermo.

La trama

All’interno del film si alternano due storie, in un montaggio fatto di continui intrecci e rimandi che conducono alla chiusura di ogni parentesi narrativa aperta. Nel primo filone siamo nel presente: Raúl, un regista in crisi, sta scrivendo una sceneggiatura di cui, dopo molto tempo, sembra finalmente entusiasta. Il secondo filone è invece la trasposizione cinematografica del suo copione, in cui Elsa, protagonista e alter ego di Raúl, è a sua volta una regista.

Bárbara Lennie (Elsa) e Vicky Luengo (Patricia) El Deseo
Foto di  Iglesias Más
Milena Smit è Natalia El Deseo
Foto di Iglesias Más

Amarga Navidad: i riferimenti a Chavela Vargas

Coinvolgendo nella storia anche persone appartenenti al suo universo più intimo, Raúl supera il confine tra finzione e realtà, trasferendo sullo schermo non solo comportamenti e dinamiche relazionali, ma anche vissuti personali e avvenimenti che, talvolta, preferiremmo lasciare lontani dalla rappresentazione.

In un susseguirsi di melodie accuratamente selezionate, già il titolo della pellicola, Amarga Navidad, viene richiamato nel corso del film attraverso ripetuti riferimenti a Chavela Vargas, interprete del brano omonimo, capace di trasmettere emozioni senza tempo a Elsa e alla sua amica Patricia.

Tutti i riferimenti musicali ispanoamericani

Ma Amarga Navidad, scritta da José Alfredo Jiménez Sandoval, non è l’unico richiamo alla cultura ispanoamericana presente nel film. I cinque brani che accompagnano il racconto di Almodóvar compongono una vera e propria mappa sentimentale del suo universo artistico, fatto di memoria, lutto, desiderio e libertà.

La capacità dell’arte di trasformare l’esperienza vissuta attraverso il racconto di sé si sviluppa lungo un percorso musicale attentamente costruito, che accompagna lo spettatore in una progressione emotiva ben definita.

Aitana Sánchez-Gijón (Monica) e Leonardo Sbaraglia (Raul) El Deseo
Foto di Iglesias Más.

Si parte da Las simples cosas, interpretata nel film da Amaia Romero e simbolo, negli anni Sessanta, del movimento argentino del Nuevo Cancionero. Il testo racconta una scoperta dolorosa; accorgersi, con il passare del tempo, che le cose più importanti erano spesso quelle più semplici e quotidiane. La versione di Amaia è stata scelta come tema principale del film e richiama volutamente l’interpretazione che ne diede Chavela Vargas negli anni Novanta.

La Llorona, cantata da Chavela Vargas, è uno dei grandi canti popolari del Messico, legato alla leggenda della “donna che piange”. Nel corso del Novecento è diventata una metafora universale del dolore amoroso, della morte e dell’impossibilità di dimenticare. Nel film viene ascoltata in una scena particolarmente intensa e funziona come il cuore emotivo dell’opera. Alcuni critici hanno osservato come Almodóvar utilizzi questa canzone quasi come incarnazione del dolore stesso.

Libertango, nella versione interpretata da Grace Jones, è un brano composto nel 1974 da Astor Piazzolla. Il titolo unisce le parole “libertà” e “tango” e riflette la volontà del compositore di rompere con la tradizione per dare vita a una forma musicale nuova, moderna e internazionale. Il pezzo rappresenta quindi una dichiarazione di emancipazione già nella sua concezione originaria. La versione di Grace Jones poi aggiunge sensualità, ambiguità e forza performativa.

Run Baby Run, ultimo brano presente nel film, è interpretato da Amanda Lear, figura iconica dell’immaginario queer europeo, da sempre vicina all’estetica almodovariana. La canzone parla di movimento, fuga e trasformazione. Dopo la malinconia dei brani precedenti introduce un’energia diversa, in cui il dolore lascia spazio alla possibilità di andare avanti e alla conquista della libertà.

La presenza di Chavela Vargas rimane il centro gravitazionale dell’intera storia. Almodóvar la considerava una figura quasi mistica dedicandole alcuni dei momenti musicali più memorabili della sua filmografia. Da questo punto di vista, la colonna sonora non appare come una semplice raccolta di canzoni ma come un racconto parallelo che accompagna il percorso del dolore verso una possibile liberazione.

Amarga Navidad: la musica nel nuovo film di Pedro Almodovar