È la 67esima edizione dei Grammy Awards, uno degli eventi più attesi dell’anno (dopo Sanremo, ovviamente): tra una vittoria di Beyoncè e l’ennesimo premio al K Dot di “Not like us”, Lady Gaga, la Queen of Monsters, riappare con un Abracadabra nella scena musicale internazionale identificandosi in un’unica categoria: dance or die (balla o muori).

Camaleontica, eclettica fino all’eccesso, blasfema quasi da superare il creepy, Gaga ha lanciato nel mondo il terzo estratto del suo nuovo album “Mayhem” dopo  il brano “Disease” e il pezzo con Bruno Mars, “Die with a smile”.

Abracadabra è Lady Gaga, la regina dei piccoli mostri di “Born This Way”, dove la mostruosità torna protagonista anzi, regina di un disco che ci catapulta dritti indietro di qualche anno, all’omonimo album.
Un sample di Spellbound delle Siouxie and the Banshees nel sound ci riporta la grinta della donna che ha spronato un’intera generazione a credere in se stessi e ad accettarsi così come si è. Un videoclip che rievoca la dicotomia per eccellenza, lo scontro tra bene e male che, in ogni caso, l’ha resa un’icona della storia della musica.

The category is: Dance or Die

Pay the toll to the angels
Drawing circles in the clouds
Keep your mind on the distance
When the devil turns around”

Ogni riferimento non è puramente casuale. Che Lady Gaga fosse evidentemente legata all’ambito religioso e alla sacralità non è una novità. Impossibile non pensare ad uno dei pezzi forti di Born This Way, “Judas”: brano in cui la cantante interpreta la Maddalena venerando entrambe le fazioni: il bene, Gesù Cristo condannato a morte e il male, Giuda il traditore.
Nel video, inoltre, la cura per ogni dettaglio sia nei look che nelle azioni e gestualità risalta, senza ombra di dubbio, il rispetto e l’attrazione per la tradizione biblica: i momenti dell’arrivo di Cristo a Gerusalemme, il tradimento e la condanna, sono reference fedeli alle pagine del Testamento esaltate da borchie, giubbotti di pelle e centauri, evidenziando la rebel way di un personaggio altamente discusso e considerato apocrifo come la Maddalena.

E in Abracadabra ci addentriamo ancora di più nell’onirico-esoterico con l’evidente lotta tra angeli e demoni: gli angeli, ossia i quaranta ballerini, girano attorno ad un fulcro di luce, riprendendo la descrizione dantesca del paradiso e ricordandoci, a tratti, dipinti di Raffaello (La Deposizione, 1506). Riferimento che è riapparso qualche giorno fa sui suoi social dove la tracklist assume la forma di imbuto rovesciato, l’inferno appunto.

Abracadabra: caccia alle streghe

Nel videoclip, si alternano coreografie tra amor e mortem, le schiere angeliche e quelle demoniache; come per gli angeli, quindi, anche i demoni rispondono con una loro danza i cui movimenti e accessori si ispirano all’abbigliamento dei cacciatori di streghe del ‘400, sfidando la luce con cappelli squadrati e ballando attorno proprio come in antichi riti evocativi.

Tutto vede, poi, una super partes posta in alto, giudicante: come un narratore onnisciente che porta delle scelte ai personaggi ma che lascia libero arbitrio nell’azione, incapace di poter agire liberamente per poterli guidare.

Non un Virgilio, quindi, ma più un Dante spettatore che, come una fiaba, ci racconta e trascina nell’eterna lotta al potere con un’unica formula magica, Abracadabra.

Abracadabra, Lady Gaga è tornata