Anche quest’anno, come tutti gli anni, è sempre la stessa storia: caldo, zanzare e hit estive.
Tuttavia, per quanto il concetto stesso di “hit estive” sia ormai talmente ripetitivo da essere quasi noioso, rimane un elemento caratterizzante delle nostre giornate. Dal “surf rock” dei Beach Boys agli anni ’90 di Grease, fino ai successi latini e reggaeton di oggi, il format non cambia: ritmo semplice, refrain facile da ricordare, temi leggeri (spesso cliché) ed una produzione scintillante. Ma è proprio questa semplicità la chiave: la hit estiva deve diventare sfondo sonoro delle vacanze. Non si ascolta, si vive: in spiaggia, in auto, ai party. È il soundtrack collettivo dei mesi più liberi dell’anno, quel motivo che ci farà ballare, ridere, dimenticare per un momento la noia quotidiana.


I tormentoni estivi non sono un fenomeno recente: la loro storia affonda le radici negli anni ’60, quando il pop inizia a costruire una vera e propria microindustria attorno all’idea che i giovani durante l’estate abbiano più tempo libero, ed il desiderio di una colonna sonora capace di accompagnare quei momenti. Da allora, la ricetta non è cambiata molto, stratificando riferimenti narrativi (come sole, mare, vacanze, divertimento…) che – espliciti o evocati – fanno da sempre parte di questo immaginario. Pensiamo a brani iconici come Sapore di sale di Gino Paoli o Abbronzatissima di Edoardo Vianello che, pubblicati nel 1963, hanno codificato la dolce estate italiana e tutt’oggi si confermano colonne sonore delle nostre serate in riva al mare.

Diversi critici musicali affermano che il primo vero tormentone debba coincidere con la creazione della Billboard Hot 100.
Quell’anno, il 1958, Summertime Blues di Eddie Cochran – un pezzo rockabilly ben diverso dal tipico tormentone contemporaneo – iniziava a scalare le classifiche.
Oggi le classifiche estive sono spesso dominate da sonorità itpop e latin, come dimostrano successi come Riccione dei Thegiornalisti (2017), Danza Kuduro (2010) e Despacito (2017). Tuttavia, la conquista dei primi posti non segue un percorso sempre lineare o prevedibile: nel corso degli anni si sono affermate anche hit pop come I Wanna Dance with Somebody (1987) di Whitney Houston, brani dal forte carattere funk come Blurred Lines (2013), o successi dance come Party Rock Anthem (2011), dimostrando la varietà stilistica che può dominare l’estate.


Elemento che negli ultimi anni è sempre più centrale nella conquista dello status di tormentone è la necessità che il brano sia memetico – e ne porti l’ascoltatore ad una fruizione manipolatoria e virale. Non basta più la semplice rotazione radiofonica: serve un forte impatto social e la capacità di generare meme. È così che brani come Sesso e samba di Gaia e Tony Effe (2024) – pezzo che mescola bossa nova e trap, anime dei due artisti – diventa performabile da chiunque seguendo la coreografia e pubblicandola su TikTok, ed emergono nuovi personaggi sulla scena (pensiamo ad Anna Pepe ed i primi freestyle pubblicati nel 2020, regina delle hit lo scorso anno).
Ogni singolo diventa quindi un pezzo da “ricordare” e cantare per tutto il periodo estivo, anche se, forse, controvoglia.
Sarà merito dell’universalità dei testi, della facilità con cui si memorizzano i ritornelli, della leggerezza del ritmo o del semplice fatto che escano sul mercato al momento giusto: i tormentoni estivi arrivano puntuali nei mesi più caldi e inebriano l’aria durante tutti i momenti di leggerezza delle nostre vacanze.
Nonostante non vadano sempre d’accordo con il nostro stile musicale, infatti, irrompono all’interno delle playlist coinvolgendo la gran parte del pubblico.
Possiamo quasi parlare di mere exposure effect, un fenomeno psicologico secondo cui le persone tendono a sviluppare una preferenza per qualcosa semplicemente perché l’hanno incontrata più volte.
Più ascolti quel nuovo pezzo, più lo apprezzi. Anche se razionalmente non sai spiegarti perché.

E questo i produttori e le case discografiche lo sanno benissimo.
Le hit estive nascono nell’industria musicale con lo scopo di farci “stare bene”, di “staccare la spina”. Hanno un BPM che si aggira quasi sempre tra i 100 e i 130: velocità perfetta per ballare e divertirsi. È musica che sospende il giudizio, e proprio per questo funziona nel periodo estivo. Quel ritmo sincopato, orecchiabile, stimola in noi il rilascio di dopamina. Piacere puro, senza filtri e senza contenere per forza un significato più profondo.
Un altro aspetto psicologico da non sottovalutare è infatti la nostra ricerca di spensieratezza. Complice la nostra infanzia, il ricordo di una stagione che promette di essere una parentesi magica della nostra vita ci proietta sulla nostra estate ideale- che sia al mare o in montagna- in sottofondo, quasi sempre, riecheggia la colonna sonora dell’anno.
Le hit estive sono come paragonabili capsule musicali: in esse il tempo si ferma e ci permette di tornare, anche solo per tre minuti, a un ricordo spensierato.
In fondo, quindi, siamo tutti alla ricerca del nostro personale brano per l’estate: che sia un tormentone del momento o che venga ri-scoperta tra quelle del passato, l’importante è che ci accompagni e renda indimenticabili le nostre vacanze.
Articolo a cura di Erica Oliveri e Francesca Bergamaschi