A Roma è stata inaugurata un’installazione artistica che va oltre il confine tra opera e funzione, trasformandosi anche in un bar. Si tratta di Bar Far, ospitato presso Villa Lontana, spazio indipendente situato a Trastevere e da sempre dedicato alla ricerca sul dialogo tra antico e contemporaneo. Più che una sede espositiva tradizionale, questa villa agisce come piattaforma in cui arti visive, suono, performance e riflessione teorica convivono senza pestarsi i piedi. Il suo spazio si configura come un laboratorio aperto, che accoglie interventi che si mischiano con l’architettura e il contesto urbano di Trastevere, mantenendo un equilibrio tra passato e presente.

I riferimenti storici del Bar Far

L’installazione nasce dalla collaborazione tra gli artisti Clementine Keith-Roach e Christopher Page, insieme all’aiuto di Studio Strato. L’obiettivo è quello di creare un luogo che non sia soltanto da vivere, ma anche da interrogare: uno spazio capace di stimolare domande, riflessioni e dubbi percettivi nel visitatore.

Il progetto si ispira a storici bar artistici che hanno rappresentato veri e propri centri sconvolgimenti politici, sociali e culturali: Il Cabaret Voltaire, considerato luogo di nascita del dadaismo, la Colony Room e il Caffè Greco, frequentati da artisti e figure storiche come Francis Bacon, Goethe e molti altri. A questa dimensione fortemente sociale si sovrappone però una componente onirica e quasi metafisica, costruita attraverso componenti architettoniche e scultoree accompagnate da un uso studiato del colore.

L’ambiente e i colori

L’ambiente richiama suggestioni dell’antico romano e del barocco: cariatidi, finte colonne e archi definiscono uno spazio che sembra fermo nel tempo. Il semplice contrasto tra un grigio chiaro e un rosso intenso genera un’illusione quasi biblica, in cui paradiso e inferno sembrano scontrarsi. La confusione visiva diventa protagonista, evocando atmosfere che a tratti ricordano la pittura di Giorgio de Chirico. I dipinti di Page, infatti, caratterizzati da una luminescenza ambigua, suggeriscono profondità infinite e spazi che attraggono e incuriosiscono lo spettatore.

Il dialogo tra le discipline di Keith-Roach e Page al Bar Far

La forza di Bar Far risiede nell’integrazione totale delle discipline: architettura, pittura, scultura e design si fondono fino a rendere indistinguibili materiali, superfici e funzioni. L’osservatore perde i riferimenti e fa fatica a comprendere cosa sia struttura e cosa decorazione, entrando in un’esperienza giocosa e immersiva.

La collaborazione continua tra Keith-Roach e Page riflette una ricerca condivisa sulla distruzione dei mondi antichi e sulla nascita di nuove forme. La prima lavora principalmente con la scultura e l’installazione, concentrando la sua ricerca sul rapporto tra corpo, materia e architettura. Le sue opere spesso introducono frammenti anatomici che emergono dagli spazi costruiti, generando sia contrasti che legami tra uomo e struttura. Il secondo utilizza luci, ombre e riflessioni come strumenti di costruzione spaziale. La sua pratica mira a creare illusioni ottiche e ambienti pittorici che alterano la percezione dell’architettura, trasformando le superfici in spazi mentali e virtuali.

Infine, Bar Far non è solo un’installazione statica, ma anche un palcoscenico aperto: poeti, musicisti, cantanti e artisti di diverse discipline attivano lo spazio con performance e interventi temporanei. Anche l’artista e regista Ben Russell utilizzerà questo luogo come set per una delle sue produzioni, attratto dalla sua capacità di restituire un’illusione psichedelica e metafisica, perfettamente in linea con la sua poetica cinematografica.

A Roma apre Bar Far: un’installazione fuori dalla realtà