Archisuits è il progetto dell’artista americana Sarah Ross, realizzato tra il 2005 e il 2006 che trasforma l’abbigliamento sportivo in uno strumento di protesta contro l’architettura ostile e le politiche di esclusione urbana.

Una panchina sulla quale è impossibile sdraiarsi, una seduta divisa da braccioli che impediscono di distendersi, spuntoni installati sotto i ponti o superfici inclinate che rendono scomodo anche fermarsi qualche minuto. Sono alcuni esempi di quella che viene definita hostile architecture, o architettura ostile: una pratica di progettazione urbana che utilizza elementi fisici per impedire determinati comportamenti e allontanare dagli spazi pubblici le persone considerate indesiderate, in particolare chi vive in condizioni di povertà o senza una casa.

Foto di Sarah Ross

È proprio contro questa forma di controllo dello spazio che si sviluppa Archisuits, il progetto dell’artista di Chicago Sarah Ross. Realizzato tra il 2005 e il 2006, il lavoro consiste in una serie di quattro tute da jogging azzurre, apparentemente ispirate all’abbigliamento sportivo tradizionale, ma caratterizzate da volumi e imbottiture decisamente fuori misura. Le loro forme non sono casuali: ogni protuberanza è progettata per adattarsi agli spazi vuoti di panchine, recinzioni e facciate architettoniche, permettendo a chi le indossa di occupare comodamente strutture concepite proprio per impedirlo.

Il risultato è un’operazione tanto ironica quanto politica. Dove l’architettura cerca di limitare il corpo, la tuta interviene per assecondarlo; dove lo spazio pubblico nega la possibilità di riposare, l’abito crea nuove superfici su cui sedersi o distendersi. Una sorta di attrezzatura per il tempo libero che trasforma un gesto quotidiano in un atto di resistenza.

Foto di Sarah Ross

Quando l’architettura diventa uno strumento di controllo

Per Sarah Ross, infatti, lo spazio costruito non è mai neutrale. Panchine, marciapiedi, recinzioni e infrastrutture contribuiscono a stabilire chi può fermarsi, muoversi e abitare una città, e a quali condizioni. L’architettura diventa così un’estensione delle politiche di controllo sociale, capace di esercitare un’influenza diversa sui corpi a seconda della loro appartenenza di classe, genere o identità razziale.

Come spiega l’artista, gli Archisuits permettono a chi li indossa di adattarsi a strutture progettate per negargli uno spazio, trasformando la semplice presenza in una forma di resistenza. Non si tratta soltanto di riuscire a occupare un luogo, ma di poterlo fare comodamente, rivendicando il diritto al riposo e alla permanenza.

Il progetto si inserisce in una ricerca più ampia che Ross porta avanti da oltre vent’anni, attraverso linguaggi multimediali e interventi dal vivo. Il suo lavoro indaga il rapporto tra spazio urbano, ingiustizia e violenza, concentrandosi sulle modalità attraverso cui le città possono riprodurre disuguaglianze e discriminazioni.

Foto di Sarah Ross
Foto di Sarah Ross

Un progetto del 2005 che parla ancora al presente

A quasi vent’anni dalla sua realizzazione, Archisuits conserva una sorprendente attualità. Le dinamiche che Ross aveva individuato nei primi anni Duemila sono ancora presenti in molte città, dove l’architettura ostile continua a sottrarre possibilità di utilizzo degli spazi comuni, colpendo soprattutto le persone più vulnerabili, ma limitando anche l’accessibilità e la vivibilità degli ambienti urbani per tutti.

La questione assume oggi un significato ancora più ampio, anche alla luce della necessità di ripensare il modello delle città contemporanee, riducendo la dipendenza dall’automobile e restituendo centralità alla mobilità pedonale e agli spazi condivisi. In questo scenario, progettare una città accessibile significa anche interrogarsi su chi viene incluso e chi, invece, viene progressivamente allontanato.

La forza di Archisuits sta proprio nella capacità di affrontare una questione complessa attraverso un’immagine immediata e paradossale. Quattro tute da jogging diventano così un modo per mettere in discussione il rapporto tra corpi e architettura, tra libertà individuale e spazio collettivo. Perché una città non dovrebbe limitarsi a permettere alle persone di attraversarla: dovrebbe anche lasciare loro la possibilità di fermarsi, riposare e sentirsi parte del luogo che abitano.

Archisuits, le tute di Sarah Ross che sfidano l’architettura ostile delle città