È bastata qualche settimana per rendere Dopamine Chamber dei Fontaines D.C. un album must have nella libreria. Tra hype di promo e fomo post release, non si fa altro che parlare del quinto album in studio della band di Dublino. Spoiler: questa non sarà una classica recensione, ma un’analisi assolutamente personale su cinque tracce che, in un modo o nell’altro, mi hanno fatto alzare il volume delle cuffie.

- Six Shot Morning
In inglese fa riferimento a quello stato a metà strada tra lucidità e confusione: hangover? Stordimento? Non ha una classificazione ben precisa, ma il senso ci arriva forte e chiaro a partire dall’artwork dell’album. Prima traccia: toni cupi dal basso saturo abbracciano sensazioni dall’euforia alle sue conseguenze, un timbro vocale che ricorda la voce di Ian Curtis (coincidenza?). Impossibile non lasciarsi conquistare, sicuramente la prima preferita del disco.
- Mimesis
L’arte di imitare chi? Giran Chatten racconta l’estenuante viaggio di tirare sù qualcuno dal fondo. – I’ve driven such a long, long way here/ your indifference won’t make me disapper – perché essere qualcosa che non si è davvero è cioé che troviamo oggi in vetrina. Sarà quella wave alla New Order a renderla una delle tracce più vicine al buon vecchio stile Fontaines, ma ci piace comunque.
- Demolition
Disegna l’immagine della carta della Torre dei tarocchi. Quando qualcosa viene giù non sempre comporta una fine; demolire per ritrovare libertà, come quando un rapporto o una struttura non vanno più, per trovare lo “spazio giusto per se stessi”. Un brano che tocca subito le corde giuste, anche se non ci fossero state le classiche distorsioni post-punk ad accompagnare il testo.
- Happy for You
Un brano perfettamente in linea con il marchio di fabbrica del gruppo in termini di sonorità e tematiche. La chitarra graffiante, il ritmo incalzante e la voce libera dalla cupezza delle precedenti fa sì che la traccia funzioni ma non sia tra le più sconvolgenti. Assolutamente romantico/malinconico, lo ascolteremo in loop come Roman Holiday?
- Tongue
Tra le tracce più “fuori pista” di tutto l’archivio, racconta lo stato di assuefazione da un legame tossico. Il paragone con l’Adderall all’interno della camera della Dopamina è un’immagine a dir poco geniale. Tongue ha diviso il pubblico, io credo abbia svolto il suo compito, portandoci “fuori”.