Tanca, dal verbo sardo tancare, “chiudere”, indica un terreno recintato. È il titolo dello storico brano di Iosonouncane che apre il concept album Die e il nome dell’etichetta da lui diretta artisticamente, la Tanca Records. Quest’anno, finalmente, nasce anche il Tanca Fest, festival ospitato dal Baumhaus e curato dallo stesso Iosonouncane: noi abbiamo partecipato alla seconda edizione.

Quando all’ingresso ho trovato ad accogliermi il vinile di Spira di Daniela Pes, ho capito di essere nel posto giusto: nonostante il significato del nome, il festival è tutt’altro che chiuso. La visione di Jacopo Incani invita il pubblico ad aprirsi a un altrove, dove la musica e la luce volutamente soffusa del Baumhaus si fondono in uno spazio sospeso.

Una selezione delicata e introspettiva: da Truppi e Gaia Rollo

Ogni giornata si apre con un secret guest che scalda il pubblico. Nella serata conclusiva è toccato alla calda voce di Giovanni Truppi, in un set chitarra e voce. Poi la programmazione si alterna tra due palchi a pochi metri di distanza, così che nessuno debba rincorrere la musica da una parte all’altra e il festival resti compatto, con una selezione delicata e introspettiva. A salire per prima è Gaia Rollo, che porta i brani del suo disco d’esordio, Something Is Changing at Home. Qui, nonostante le apparenze, la chitarra acustica non è lo strumento principale: accompagna i suoni elettronici di un ambient folk che Rockit descrive come fuso a un «post- rock radioheadiano».

L’ingresso di Radio Hito

A proseguire la rassegna è Radio Hito, progetto dell’artista italo-vietnamita Nguyễn Zen Mỹ. Ora sono le note di L’uso e gli attributi del cuore a riempire l’aria, con MIDI e voce che si fondono in una poesia sonora. L’approccio è per nulla scontato: ripetizioni, riverberi e parole si intrecciano in un album ispirato, come lei stessa dichiara, alla poesia di Claude Royet-Journoud. Il synth diventa così non un semplice strumento, ma il prolungamento della voce interiore di Radio Hito.

Notrasa e Nuhara

Dopo Radio Hito, sul secondo palco troviamo la quota sarda della serata: Alessio Atzori, in arte Notrasa. A colpire sono i suoni di Case, un album in cui ogni brano nasce in un’abitazione diversa, tra registrazioni ambientali e campionamenti. Ne esce un linguaggio elettronico da club che si presta a un ascolto da divano, come suggerisce il titolo.

A chiudere la rassegna sono i Nuhara, trio che unisce le musiche orali della tradizione siciliana all’elettronica. Il loro disco si chiama Rama, “ramo” in siciliano, e per il gruppo, come ha raccontato in un’intervista all’uscita dell’album per Trovarobato (l’etichetta di cui Tanca Records è sottoetichetta), “diventa in qualche modo metafora di una tradizione viva, in continuo mutamento e proiettato verso il futuro”.

Per noi questa metafora racchiude il senso del Tanca Fest: dalla prima edizione, aperta dalla secret guest Daniela Pes, alla chiusura siciliana di questa seconda, il festival è cambiato restando fedele a sé stesso, e continua a tenere il pubblico dentro una dimensione tutta sua.

Foto di ARNEAUX

Un recinto senza confini: il Tanca Fest di Iosonouncane