Sopravvivenza: thx to our body
Durante la morte non possiamo fare altro che – far vibrare il corpo.
In maniera estenuante, fino alla fine. Continuare.
Le unghie rosse dei piedi, quelle delle mani – affilate, un maglioncino verde a costine.
Mentre ci sediamo a terra, in cerchio intorno alla scena, un corpo trascina un altro corpo semi-morto. Il volto di quello trascinato è coperto da un casco dorato, riflettente – medievale, attuale.
Sono due i performer sulla scena, c’è una pedana, un microfono arrotolato perfettamente e, fuori campo, un grosso sound system.
Il ritmo parte.
Un ritmo anomalo, asimmetrico, ostinato e zoppicante.
Foto di C. Pajewski
Foto di C. Pajewski
Gli schemi ritmici di Mirlitons
Si tratta del settenario, gli odd rhythms. Il fulcro e insieme la sfida tecnica di Mirlitons sono proprio questi schemi ritmici a sette tempi come mi accenna Hainaux alla fine dello spettacolo vicino al banchetto in cui vendevano i loro componimenti poetici e il poster del tour italiano (che mi sono fatta autografare da fan che non sono mai).
Nella danza e nella musica occidentale siamo abituat* a pensare in due o in quattro; il sette introduce invece una stortura, qualcosa che non torna mai del tutto e che costringe il corpo a stare all’erta.
Il sette viene scandito contemporaneamente attraverso due estremità anatomiche opposte, da un lato i piedi di Chaignaud che martellano il pavimento con tacchi e punte ferrate, e dall’altro, l’apparato vocale di Hainaux, dove le labbra percuotono il microfono per le azioni attivate dal diaframma, i respiri, colpi: il beatbox.
Foto di C. Pajewski
La forza esplosiva di Hainaux e Chaignaud
Aymeric Hainaux è il ritmo melodico vivente, il sound designer live in scena. François Chaignaud è il contro-ritmo e il movimento; Hainaux il contro-movimento.
È nella compresenza dei due che la resistenza dei loro corpi si incontra, nella loro forza esplosiva.
I loro corpi sono allenati, forti, presenti, vivi, capaci, pieni. Sono il fulcro di tutta la questione drammaturgica di Mirlitons. Il fatto stesso di mettere tutte queste abilità dentro un dispositivo-corpo ci rende magnificamente consapevoli della ricchezza e dell’esuberanza che possiamo ancora avere, nonostante i tempi che ci sfiniscono.
Foto di C. Pajewski
Il caos ipnotico di Mirlitons
È un lavoro sulla necessità fisica di fare, battere, resistere e produrre rumore, tra contaminazioni di teatro, circo, troubadours, artisti* di strada, flamenco, tip tap, concerto punk e medioevo polifonico a due voci – dove Chaignaud risuona attraverso i piedi (e poi un bastone) e Hainaux con la voce e un’asta colma di campane e campanelli.
La drammaturgia sembra avanzare per contrasti, il corpo che prima era trascinato alla fine trascinerà l’altro. La durezza del ritmo sparirà nella delicatezza del canto a cappella. Per poi tornare, nel finale, a sfinire i performer fino alla chiusura dietro il soundsystem.
Foto di C. Pajewski
Esplorano la fisicità della produzione sonora entrambi impegnati nella creazione del suono ma completamente in dialogo condividono lo stesso spazio, lo stesso tempo e la stessa fatica, fino a rendere quasi indistinguibile il tutto.
Un caos ipnotico che si scioglie nel momento in cui arriva l’acqua che bagna i corpi (già molto sudati) e ossigena gli stessi.
Mirlitons è dunque potente: ed è riconosciuto dal pubblico che applaude entusiasta, continuando sempre più all’arrivo del cagnolino di Chaignaud, che, non troppo spaventato, è abituato al successo dello spettacolo.