È imponente il murale che la vede protagonista in via Melchiorre Gioia, a Porta Nuova. In occasione della Milano Beauty Week e su iniziativa di Collistar, l’artista statunitense Hank Willis Thomas ha infatti firmato Flashback, un’opera di oltre 850 metri quadrati. Su una delle due facciate realizzate, Ornella Vanoni è rappresentata mentre canta; sullo sfondo le parole “libera”, “irriverente” ed “elegante” si ripetono in un loop che sembra infinito. Ecco che l’autore condensa nell’opera i tratti più distintivi della Diva dallo spirito irriverente, e dagli inimitabili capelli rosso tiziano. E in un rimescolamento di elementi, Hank Willis Thomas gioca con la moda e la musica, l’unicità e la poliedricità di Vanoni, restituendole alla città sotto forma di abito. È forse questo l’aspetto più interessante del murale: vestirla delle sue copertine. 

L’impronta del teatro su Ornella Vanoni

La storia della Diva, tuttavia, affonda le radici nel teatro. 

Nel 1953 entra all’Accademia d’arte drammatica e studia con Giorgio Strehler. Al Piccolo Teatro costruisce le prime esperienze da attrice e, soprattutto, sviluppa un modo di stare in scena che continuerà a seguirla anche quando la musica prenderà definitivamente il sopravvento. Nel 1958 arriva la prima incisione discografica, poi, una carriera destinata a durare più di sessant’anni. 

L’impronta che il teatro lascerà nell’interpretazione dei brani ridefinirà il valore della sua voce in quanto tale: fortissimo è il lavoro sulla parola, sulle pause, sui silenzi e sul modo in cui una frase viene lasciata cadere. È questo approccio a permetterle di attraversare produzioni molto diverse senza perdere una riconoscibilità precisa, facendo della voce non soltanto uno strumento per eseguire un brano, ma il mezzo attraverso cui renderla propria.

Il repertorio musicale e il grande successo

Il repertorio, infatti, è vastissimo: spaziando tra la canzone d’autore italiana, il pop, la bossa nova ed il jazz, Vanoni ha pubblicato 54 album di cui 42 in studio, 6 album live, 6 EP, 86 singoli e 61 raccolte per il mercato italiano, oltre a 4 album tradotti destinati al mercato latino, francofono e tedesco. Più di 55 milioni i dischi venduti durante la carriera, che fanno di Ornella Vanoni una delle artiste con maggiori vendite in Italia.

Interessante è il caso di L’appuntamento (1970), caposaldo nel patrimonio musicale di Vanoni. Lo stesso anno della sua pubblicazione, il brano – scritto da Bruno Lauzi – valse alla cantante la Gondola d’oro alla Mostra internazionale di musica leggera, per raggiungere poi il pubblico del piccolo schermo grazie a Canzonissima 1970 e sedimentarsi nella cultura popolare come sigla radiofonica di Gran varietà. 

Oggi, l’arrangiamento di Gianfranco Lombardi è la sigla del programma Belve, ed è parte della colonna sonora del film Ocean’s Twelve (2004, Steven Soderbergh).

Il testo di Lauzi riprende il tema dell’originale portoghese: la protagonista aspetta per ore qualcuno che non arriverà, fino a quando, al calare della sera, decide di tornare a casa ed alla propria “triste vita”, dopo aver affidato all’amore anche l’ultima possibilità di riscatto, sbriciolata “tra le dita” dell’amato. 

Le grandi collaborazioni di Ornella Vanoni

Nella carriera di Vanoni, i molti generi musicali attraversati convivono con le sue interpretazioni di autori come Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Paolo Conte e Astor Piazzolla. Non è quindi una precisa collocazione musicale a definire il percorso della Diva, quanto il modo in cui sia riuscita a ricondurre musiche e scritture diverse all’interno di una stessa identità interpretativa.

In questo contesto, la lontananza di Ornella Vanoni alla storia del cinema americano è solo apparente, perfettamente inserita in un percorso fatto di continui attraversamenti, in un’inarrestabile sconfinamento ed ibridazione di linguaggi.

È 1973 quando pubblica E così per non morire, pezzo scritto da Elide Suligoj e Luciano Beretta, il cui arrangiamento venne affidato ad un (ancora) giovanissimo Bill Conti. Tre anni più tardi, Conti firma le musiche di Rocky, film diretto da John G. Avildsen. Nella colonna sonora, la somiglianza tra il tema di Going the Distance e una melodia già presente nella coda strumentale della canzone di Vanoni è inequivocabile. Le parti raggiungono così un accordo e, a partire dai film successivi della saga, gli autori di E così per non morire vengono inseriti nei crediti musicali.

Dal teatro, al cinema alla televisione

Se il cinema è stato un incontro quasi accidentale, la televisione è stata invece una presenza costante. Varietà, ospitate, interviste: non ha mai avuto paura di giocare con il proprio personaggio, tra ironia, provocazioni e quell’aria imprevedibile che negli anni è diventata parte del suo fascino. Non solo una cantante, quindi, ma un volto capace di entrare nell’immaginario italiano anche quando non stava cantando.

E quell’immaginario, quella presenza, non si sono mai davvero chiuse dentro ad una sola epoca. Negli ultimi anni ha continuato a confrontarsi con artisti e autori di generazioni diverse, come Claudio Baglioni, Tiziano Ferro, Colapesce e Dimartino, Sal Da Vinci, oltre a Mahmood, Francesco Gabbani, Elodie e Ditonellapiaga – solo per citarne alcuni. 

È qui che ritroviamo la sua eredità: oltre la discografia, oltre al palcoscenico ed agli studi televisivi, Vanoni – con la spregiudicatezza di una donna che ha fatto dell’arte e del confronto la chiave per la propria immortalità – ci ha regalato un modo diverso di abitare lo spettacolo, libero da regole e definizioni. 

Il 2 novembre 2026 il suo nome verrà iscritto nel Famedio del Cimitero Monumentale di Milano.

Tanti auguri Ornella: un modo diverso di vivere lo spettacolo