Recap della serata del 17 settembre, ultima data del tour per il decennale del disco
Giovedì 17 settembre gli Ex-Otago hanno chiuso al Circolo Magnolia il tour per i dieci anni di Marassi. La serata era di fine estate, con gli alberi intorno al palco, e la sensazione era quella di un’ultima tappa che nessuno aveva troppa voglia di far finire. Il giro era cominciato a gennaio con i club, tutti esauriti, ed era proseguito con le date europee di aprile e con un’estate di festival, compresa la tappa di casa a Genova. Milano è stata la chiusura.

Marassi è uscito nel 2016 ed è il quinto disco della band genovese. Gli Ex-Otago l’hanno sempre descritto come un disco di quartiere, nato dalla voglia di restare dove erano cresciuti, a Marassi, per raccontare, come dicono loro, «l’assoluta e detonante normalità». Marassi è la zona del carcere e dello stadio, una periferia genovese che nel disco diventa la periferia di chiunque. Il comunicato del tour lo colloca nel momento in cui l’indie italiano è diventato pop, con pubblici più larghi e posti in classifica. Rivisto oggi, dopo dieci anni, il disco funziona ancora come fotografia di quel passaggio, e il Magnolia lo ha dimostrato.


Ad aprire la serata sono stati Greta Zuccoli e Sandri, due giovani cantautori che hanno scaldato la platea prima dell’ingresso della band. Vedere due nomi nuovi prima di un disco che ha dieci anni dà un’idea di quanto la scena sia cambiata da allora.
Sotto il palco c’era un pubblico di età molto diverse. Da una parte chi segue gli Ex-Otago dagli inizi e con la band è cresciuto, dall’altra un pubblico molto più giovane, arrivato ai pezzi di Marassi più tardi e che li cantava a memoria lo stesso. Dopo più di vent’anni di carriera, gli Ex-Otago sono riusciti a tenere insieme generazioni diverse, e al Magnolia si vedeva.

Poi la band è partita con “I giovani d’oggi” e nella prima parte ha suonato Marassi per intero. Ogni brano è stato accolto da un boato e restituito dal pubblico in coro. “Quando sono con te” e “Gli occhi della luna” hanno avuto la risposta che ci si aspetta dai pezzi più conosciuti. “Tu non parli più”, con poco più che voce e tastiere, ha rallentato tutto e ha creato uno dei momenti in cui la sala è sembrata più attenta.


Durante “La nostra pelle” è salito sul palco Willie Peyote, l’unico ospite della serata, accolto con molto entusiasmo. Finito Marassi, la band ha aperto il resto del repertorio. Si è partiti da atmosfere più acustiche e si è poi tornati a spingere, passando per “Bar centrale”, che riporta al 2007, e per “Costa Rica”, del 2011, durante la quale Maurizio Carucci ha dedicato un pensiero al popolo palestinese. C’è stato anche l’inedito che la band porta in giro quest’estate, “Tutte le montagne addosso”, una ballata sostenuta dalle tastiere che Carucci ha presentato scherzando come l’ennesimo pezzo triste degli Ex-Otago.

Con “Tutto bene” il concerto si è fatto quasi da ballo, e Carucci è sceso a cantare tra la gente. Per il finale è arrivata “La notte chiama”, cantata da tutti e senza più distinzione tra chi suonava e chi stava sotto, come si merita una festa che chiude un decennio.
A dieci anni di distanza le canzoni suonano ancora fresche, e non hanno bisogno di nostalgia per funzionare; anche chi non era ancora fan nel 2016 conosceva i pezzi e li cantava. Dieci anni bastano per fare di un disco un classico, se il pubblico se lo tiene addosso, e qui sembrava proprio così.