Ci sono delle storie che restano sospese. Si diramano in una serie di ricordi, attese e frammenti che restituiscono la forma di qualcosa che non è stato, ma che sarebbe potuto essere.
È da questi frammenti che prende forma Nuovo Amore Passato, il progetto di Anna and Vulkan, concepito fin dall’inizio come un racconto in due atti. Un album che si costruisce attraverso uno scambio epistolare e che, con Parte 2, non si limita ad aggiungere un nuovo capitolo, ma prova a ricomporre ciò che è rimasto di una storia: le parole scritte, quelle mai dette, i ricordi e tutte le diverse forme che un sentimento può assumere quando il tempo comincia a passarci attraverso.

«L’idea di dividerlo in due parti è arrivata abbastanza velocemente, anche nel momento in cui stavamo chiudendo la parte 1», racconta Anna. I brani esistevano già, alcuni ancora incompleti, ma raccontavano «due fasi diverse della stessa storia». La divisione in due atti è arrivata allora quasi naturalmente, come la necessità di lasciare spazio a una storia che, mentre veniva scritta, continuava a cambiare.
E forse è proprio questo il senso dello scambio epistolare che attraversa il progetto: mettere insieme i pezzi non per ricostruire esattamente ciò che è stato, ma per dare una forma a qualcosa che, nella realtà, una forma definitiva non l’ha mai avuta. Le lettere diventano così frammenti di una storia e le canzoni il luogo in cui quei frammenti possono finalmente stare insieme.



Verba volant, scripta manent: le parole dette passano, quelle scritte rimangono. Ma cosa rimane, davvero, di una storia quando viene trasformata in musica?
«Mi piace pensare che l’album sia un po’ un cassetto che racconta una storia che è realmente avvenuta», dice Anna. Un cassetto dove conservare qualcosa che altrimenti rischierebbe di perdersi. Per lei la musica è il linguaggio più immediato per tradurre ciò che sente: «A volte faccio fatica a tradurre in parole quello che sento, invece con la musica mi sembra sempre molto più semplice, mi sembra che si crei una sorta di ponte tra me e il mondo esterno. Il fatto che una storia per me così importante sia arrivata a formare una serie di brani che la custodiscono mi sembra molto bello. È una storia che non ha mai trovato un compimento, che non è mai realmente accaduta fino in fondo, ma che, trasformandosi in musica, ha trovato comunque un suo modo di esistere nel mondo».
È una nuova forma, un restauro, non per tornare a ciò che era, ma per capire cosa rimane quando qualcosa si rompe e, soprattutto, cosa succede a quei pezzi una volta che iniziamo a rimetterli insieme.



Quanto è importante per te “sentirsi a pezzi”?
«Nella mia vita mi è capitato diverse volte di sentirmi a pezzi, sono stati momenti molto difficili, ma mi hanno permesso di ricostruirmi e dare un ordine a quei pezzi, anche a capirli un po’ meglio».
E forse è proprio lì che si snoda il centro emotivo dell’intero progetto. Perché Nuovo Amore Passato non parla soltanto di un amore che non ha trovato spazio, parla anche di cosa ci succede quando una storia occupa quello spazio, e di cosa rimane quando finalmente cominciamo a riprendercelo, con il tempo.

A proposito del tempo e del ritrovarsi: pensi che, più che far dimenticare le cose, il tempo ti abbia aiutata a guardarle da una prospettiva diversa?
«Non sono una persona che dimentica generalmente, ma allo stesso tempo non porto rancore, mi piace conservare il ricordo delle persone che hanno fatto parte della mia vita, anche quando i rapporti cambiano. Il tempo aiuta a mettere le cose in prospettiva, ed è un processo lungo. Anche nell’album ho cercato di raccontare questo: più che la storia in sé, mi interessava lo scorrere del tempo e il modo in cui attraversiamo le diverse fasi emotive di un amore che non riesce a trovare il proprio spazio».


In Miez o’ viento, il primo brano del nuovo capitolo, si parla di un protagonista totalizzante, il desiderio. C’è una differenza, per te, tra avere nostalgia di qualcuno e avere nostalgia della possibilità che rappresentava?
«Il desiderio per una persona forse è un pochino più tangibile», spiega Anna. «Quando qualcuno c’è stato, sai cosa ti manca. Ma quando desideri qualcosa che non è mai esistito davvero, rimane uno spazio enorme per l’immaginazione. E proprio quell’assenza di una conclusione può diventare più difficile da gestire: è una cosa che non si compie mai e che sembra sempre avere una soluzione anche quando la soluzione non c’è».
È forse questa la forma più difficile della nostalgia: non quella per ciò che è stato, ma per ciò che avrebbe potuto essere.


Anche il videoclip di Miez o’ viento nasce da questa idea di amore impossibile, portata però all’estremo. Un progetto nato da una proposta di Olly Dawson di Pluggers, con la volontà di sperimentare e uscire dai codici più consueti del racconto musicale. Una sperimentazione visiva che ha portato ad un videoclip divisivo, surreale, costruito attorno a uno storytelling inatteso e a un messaggio politico. «Volevamo fare qualcosa che fosse un po’ più originale e fuori dagli schemi rispetto al solito che si fa per pubblicizzare la musica». Se Miez o’ viento parla del desiderio, Costa Orientale sembra invece incarnare perfettamente quella contraddizione che attraversa tutto l’album: l’incontro tra un’atmosfera soave e testi incisivi. «Questo desiderio mi spezzerà tutte le ossa» convive con una melodia quasi leggiadra.


È un contrasto che Anna riconosce anche nella sua città.
Napoli attraversa il disco come una presenza costante, quasi una protagonista silenziosa. I luoghi citati in Costa Orientale appartengono a Napoli e alla sua provincia, ma soprattutto appartengono alla sua memoria. Anche quando i brani sono stati scritti altrove, «le cose che ho vissuto sono sempre state a Napoli».


Quanto è importante per te il rapporto con la tua città?
«Napoli è profondamente parte della mia cultura e della mia visione del mondo. Me ne sono resa conto ancora di più nei sei anni vissuti a Vienna, quando la distanza ha reso molto più forte il senso delle mie origini. Anche artisticamente, l’uso del napoletano è stata una svolta: mi ha aperto possibilità sonore e metriche che prima non avevo mai esplorato. E credo che anche la nostalgia di casa possa essere un motore creativo molto forte. Napoli, poi, rappresenta perfettamente quella contraddizione che cerco nella mia musica: è una città profondamente viva e magica, ma anche piena di problemi e contrasti. Mi piace proprio quell’incontro tra bellezza e difetti, tra qualcosa di malinconico e una musica magari più luminosa. In fondo, è lo stesso contrasto che cerco di raccontare nelle mie canzoni.»


E poi c’è Quanno o sole more, forse uno dei momenti in cui il tema del ricostruirsi emerge più chiaramente. «Ti fai sempe nu poco cchiù piccerell»: l’altra persona diventa sempre più piccola, mentre lo spazio che l’amore occupava dentro di noi sembra lentamente tornare disponibile.
Ma Anna non sente di aver perso se stessa dentro questa storia. Anzi, guardandola a posteriori, arriva a una consapevolezza diversa: forse quell’amore era stato anche una via di fuga.
«Forse non era la cosa in sé a farmi perdere dei pezzi di me, ma erano dei pezzi che avevo già un po’ perso. Paradossalmente, questa storia mi ha fatto capire che in quel momento era stata anche una via di fuga e mi ha portato a ritrovare parti di me che avevo messo da parte, soprattutto legate alla musica e alla creatività. Trasformarla in qualcosa di artistico è stato quindi un processo catartico, ma anche un modo per capire meglio me stessa, il modo in cui vivo le cose e lo spazio che scelgo di dare loro.»


Ed è forse qui che il restauro smette definitivamente di essere una metafora della rottura e diventa una metafora della crescita. Ricostruire non significa tornare come prima. Significa capire cosa tenere, cosa lasciare, quali frammenti ci appartengono.
Nuovo Amore Passato – Parte 2 chiude quindi una storia, ma non chiude Anna dentro quella storia.

Questo album chiude un capitolo molto importante. Che Anna incontreremo nel prossimo?
«Continuerò sicuramente a fare musica, cercando una chiave sempre più mia, sia dal punto di vista sonoro che visivo. La nuova direzione è verso brani sempre più suonati e il più possibile dal vivo, con meno elettronica e più spazio agli strumenti. È una dimensione che mi è sempre piaciuta e che vorrei esplorare sempre di più.»
Dopo un album costruito su una storia fatta di frammenti, lettere, ricordi e pezzi da ricomporre, il nuovo capitolo non ha bisogno di cancellare le crepe, può semplicemente imparare a risuonare attraverso di esse.
___________________
Una produzione BMB Live Studio
a cura di Beatrice Chimenti e Lavinia Venuta
Hosted By Studio Cemento
Direzione creativa di Arianna Puccio
Fotografia di Blet
Styling di Gloria Tempesta e Sofia Farina
Digital Cover a cura di Beatrice Chimenti e Blet
Intervista a cura di Giulia Grieco
Label Pluggers