Venerdì scorso è uscito un progetto molto particolare dell’artista varesino 22simba. L’artista aveva attirato l’attenzione e raccolto consensi con il precedente lavoro, l’album “V per Ventidue”, pubblicato lo scorso maggio, composto da 12 tracce accattivanti condite da featuring (come quello con Massimo Pericolo, per citarne uno) che rafforzano il tono crudo dell’intero album, comunicando in modo diretto il moto di affermazione e rivalsa della provincia, tema per l’appunto centrale di tutti i brani al suo interno.
Considerate dunque le premesse, alla release delle prime tracce di questo nuovo album, ci siamo trovati piacevolmente sorpresi dal cambio di registro dell’artista. “La Cura” è un disco che richiede ascolto e attenzione, perché al suo interno non troviamo più soltanto la rabbia e l’orgoglio della provincia, ma una serie di riflessioni delicate e profonde su tematiche più intime: fragilità, vulnerabilità, amore, perdita e autoanalisi. È un lavoro che mette in mostra una nuova maturità artistica, frutto di un percorso personale di crescita e consapevolezza.


Pur avendo sempre lasciato intravedere una certa profondità emotiva nei suoi testi precedenti, qui 22simba la rende finalmente protagonista assoluta, in questi densissimi 20 minuti l’analisi interiore e emotiva del rapper si sovrappone con quella che – più o meno inconsciamente – tutti facciamo di noi stessi. Ciò non solo accompagna dolcemente l’ascolto, ma è proprio uno degli ingredienti chiave per far sì che dopo un primo ascolto si voglia rimettere l’album da capo, per lasciarsi trasportare di nuovo dal racconto che così genuinamente ci viene proposto dalla prima all’ultima traccia. Inoltre ogni sporca, ogni suono, ogni pausa è pensata per accompagnare e valorizzare i testi, in un equilibrio distinto tra forma e contenuto.
L’album è relativamente breve in quanto si parla di 9 canzoni, da ascoltare a mio avviso tutte di fila, e ognuna di esse è pregna di concetti e di emozioni. A questo proposito non possiamo non citare il featuring con Marracash in “Fanculo”, forse il pezzo più forte dell’album, complice anche il ritornello urlato, un urlo di rabbia e rimorso che taglia a metà il cuore dell’ascoltatore.



L’emotività dei testi e le produzioni, cucite ad hoc per esaltare le sfumature della sua voce e flow, sarebbero già abbastanza per smuovere anche i meno sensibili, ma a questo si deve anche obbligatoriamente aggiungere l’incredibile impatto delle illustrazioni che accompagnano tutto l’album, sia nel digitale che nel fisico, di Nina Zejjari (instagram: @distressedtights). Diventa notevole come le illustrazioni in questo progetto siano molto più che semplici accompagnamenti visivi: rappresentano infatti un vero e proprio mondo estetico coerente con la narrazione musicale, creando una sinergia che amplifica il significato del disco.


“La Cura” ci pare dunque un progetto artistico a tutto tondo, in cui musica, parole e immagini collaborano per offrire un’esperienza immersiva e completa, esperienza che non possiamo che consigliare.